Stellantis: la fusione Fiat-Peugeot splenderà nel cielo italiano?

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Stellantis: domani, il 16 gennaio 2021, nasce il nuovo gruppo automobilistico figlio della fusione al 50/50 tra i Gruppi Psa (Peugeot-Citroën-DS-Opel) e Fca (Fiat Chrysler Automobiles) dopo che le rispettive assemblee degli azionisti hanno approvato l’operazione a larghissima maggioranza. È in ritardo rispetto al mercato? Sì; la fusione forse arriva con molto ritardo dopo i numerosi contatti e potrebbe anticiparne un’altra, ad esempio con Volkwagen

Ma andiamo con ordine e vediamo le caratteristiche principali di Stellantis e le luci e le ombre che porta con sé.

Com’è il governo della società?
La sede di Stellantis è in Olanda. I principali azionisti sono Exor, fondo della famiglia Agnelli con il 14,4%, seguita dalla famiglia Peugeot, con il 7,2%, lo Stato francese con il 6,2%, tramite la Banque publique d’Investissement (BPI), e la società cinese di proprietà statale, Dongfeng Motor Corporation, con il 5,6%.I componenti del consiglio d’amministrazione di Stellantis sono 11, sei sono nominati da PSA e cinque da FCA.

Come si posiziona sul mercato?
Stellantis è il 4° (o il 5° con i dati del terzo quadrimestre 2020) maggior gruppo mondiale con più di 8 milioni di veicoli venduti nel 2019, ricavi di circa 167 miliardi di euro e profitti di 7miliardi. Gli altri gruppi con più auto prodotte sono Renault-Nissan con poco meno di 10 milioni, Toyota, e Volkswagen, con più di 10 milioni (e GM se si tiene conto dei dati 2020).

Quali gli obiettivi?
Il presidente di Stellantis, l’ingegner John Elkann ha detto all’assemblea del 4 gennaio degli azionisti di Fca: “Vogliamo avere un ruolo di primo piano nel prossimo decennio, che ridefinirà la mobilità, proprio come hanno fatto i nostri padri fondatori con grande energia negli anni pionieristici.”

I pro e contro della fusione?
I vantaggi per Fca sono soprattutto la disponibilità di piattaforme modulari per costruire modelli differenti e per auto elettriche, per PSA l’apertura del mercato statunitense. I contro sono l’occupazione da salvaguardare, cioè 400.000 addetti, divisi equamente tra i circa 200.000 di Fca e gli altrettanti di Psa, in presenza di una capacità produttiva sotto-utilizzata (45%) e di una produttività bassa negli impianti di Fca, invece pienamente occupata in Psa. Con, in più, una sovrapposizione di alcuni modelli, ad esempio i diesel.Si aggiunga poi la scarsa presenza sul mercato cinese.

Il supporto italiano pre-fusione
Un prestito a Fca con durata tre anni di 6,3 miliardi di euro. Prestito erogato nel maggio 2020 da Banca Intesa San Paolo con garanzia dello Stato italiano, tramite la Sace. L’azienda ha assicurato che il finanziamento “è destinato esclusivamente alle attività italiane e al sostegno della filiera automotive in Italia, composta da circa 10.000 piccole e medie imprese”.

Il prestito potrebbe in effetti segnalare un bisogno di capitale piuttosto che una carenza di liquidità. In questa ottica si auspicava un intervento dello Stato nel capitale anche per garantire l’uso del prestito ai fini di investimenti.

La tecnologia
Per Stellantis la tecnologia è un punto debole, soprattutto se si confronta con Tesla o Volkswagen, con riferimento alle auto elettriche. Anche se non dimentichiamo i recenti (17 dicembre 2020) rilievi critici del Presidente di Toyota, Akio Toyoda, sulla sopravvalutazione dei veicoli elettrici per cui non si tengono conto tutte le esternalità negative. Affermazioni che però vanno di pari passo con investimenti di Toyota per i prossimi anni nell’elettrificazione.

Questo richiederà risorse e capacità tecniche. Le batterie sono uno dei punti deboli perché il loro miglioramento non riesce a stare al passo con quello di altri componenti importanti.

I problemi
Alla fine di maggio 2020, il Governo francese ha varato il “Plan de soutien à l’automobile. Pour une industrie verte et compétitive”, con forti incentivi, da cui anche si evince che la Francia intende investire con forza nell’auto elettrica e nella guida autonoma.

I soci di Fca ereditano, con la fusione il 23% di Faurecia, supplier in grado di orientare tutta la politica di fornitura di Stellantis. È una filiera organizzata, che non tende a coesistere, ma a sostituire. Non esiste un equivalente italiano di Faurecia. I fornitori italiani potrebbero essere sostituiti con il semplice pagamento di penali.

Sebbene Stellantis abbia assicurato che non sono programmati nuovi licenziamenti, si è consapevoli che esistono doppioni nella ricerca, negli stabilimenti, dove ad esempio si hanno 3 stabilimenti in Europa per la produzione di Suv. Queste sovrapposizioni saranno mantenute? È ragionevole pensare che così non sarà, appunto in nome dei guadagni di efficienza realizzabili con la fusione.

I governi intendono seguire Stellantis, I sindacati pure. Ma con quali risultati? Su questo punto sono stati piuttosto decisi anche il ministro dello Sviluppo economico italiano e il ministro francese dell’Economia, che in un comunicato congiunto del 4 gennaio hanno detto che «entrambi i Governi presteranno attenzione al contributo di Stellantis sul piano dell’occupazione industriale in Italia e Francia».

Ma intanto, in Emilia…
A fine agosto i rappresentanti di Silk EV, società specializzata nell’ingegneria e nel design di auto, e partner di Faw, grande produttore di veicoli in Cina, e quelli della Regione Emilia-Romagna hanno definito un accordo che porterà ad un investimento di un miliardo di euro in regione per la produzione di auto elettriche, con espansione occupazionale rilevante in quantità e qualità. Le localizzazioni di cui si parla sono Bologna e Modena.

Sarà una stella?
Vi sono ombre nel nuovo gruppo automobilistico Stellantis, ombre che mettono in dubbio che si manifesti una “Stella” anche per il sistema economico italiano. Senza un partner attivo in Cina, il cammino sarà faticoso. Un po’ di luce si vedrà invece Emilia, se il progetto si concretizzerà, e questa non proviene da Stellantis.



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