Aumentano le emissioni di un potente gas serra

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Record negativo – a sorpresa – per le emissioni di HFC-23, un gas climalterante 12.400 volte più dannoso della CO2 quanto a potere di riscaldamento.

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Un gas serra deleterio per gli effetti sulle temperature terrestri, che si pensava essere diminuito negli ultimi anni, ha raggiunto invece i massimi livelli mai registrati. Le emissioni di trifluorometano o fluoroformio (HFC-23), un gas della famiglia degli idrofluorocarburi, hanno raggiunto nel 2018 il valore record di 15.900 tonnellate. Per capire lo sconforto causato dalla notizia, riportata su Nature Communications, basti pensare che una sola tonnellata di questo composto provoca lo stesso effetto serra di oltre 12 mila tonnellate di CO2.

I ricercatori dell’Università di Bristol (Regno Unito) se ne sono accorti analizzando i dati acquisiti tra il 2007 e il 2018 da cinque stazioni dell’Advanced Global Atmospheric Gases Experiment (AGAGE), un progetto che misura la concentrazione di gas serra in varie parti del mondo. L’HFC-23 è un gas che ha limitate applicazioni in ambito industriale e con una produzione “diretta” molto contenuta; è però emesso in atmosfera durante la sintesi di un altro gas, il clorodifluorometano (HCFC-22), impiegato nei sistemi refrigeranti e ancora sfruttato in alcuni Paesi in via di sviluppo.

India e Cina, i maggiori produttori di HFC-23, avevano annunciato già nel 2015 piani ambiziosi per contenere le emissioni di questo gas. Anche se lo studio non è risalito alla fonte diretta dell’inquinante, l’Environmental Investigation Agency, una Ong internazionale che vigila sugli illeciti ambientali, è convinta che la Cina abbia una responsabilità maggiore nelle emissioni del gas in quanto detiene il 68% di capacità produttiva di HFC-22. In virtù dei provvedimenti annunciati, si pensava che tra il 2015 e il 2017 le emissioni globali di HFC-23 fossero calate di quasi il 90%. Invece – amara sorpresa – non solo sono cresciute, ma hanno anche toccato un picco mai visto.

La mancata riduzione, e anzi la crescita di questo gas dall’elevato impatto climatico hanno implicazioni sul rispetto del Protocollo di Montreal, l’accordo internazionale del 1987 famoso per aver vietato l’uso di clorofluorocarburi, le sostanze responsabili dell’assottigliamento dell’ozono atmosferico. Un emendamento all’accordo firmato nel 2016 a Kigali, in Ruanda, aveva stabilito invece una graduale riduzione di un altro tipo di gas, gli idrofluorocarburi (HFC): queste sostanze non sembrano erodere l’ozono atmosferico, ma per il loro contributo all’effetto serra sono complessivamente responsabili dell’8% dell’impatto umano sui cambiamenti climatici.

«Per rispettare l’Emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal, i Paesi che hanno ratificato l’accordo dovranno distruggere l’HFC-23 il prima possibile» spiega Kieran Stanley, primo autore dello studio. «Anche se Cina e India non sono ancora vincolate dall’emendamento, l’abbattimento di cui hanno parlato le avrebbe messe sulla buona strada per essere in linea con Kigali. Tuttavia, sembra che ci sia ancora del lavoro da fare».




Focus.it

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