Coronavirus e supply chain, il commento dell’Associazione Nazionale Risk Manager

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Come ormai sapete, il coronavirus sta scuotendo il mondo. in Cina, il numero dei contagi accertati ha raggiunto drammaticamente il numero di 24.324 malati. Tutto questo in una una giornata segnata da un virus che ha infettato, in sole 24 ore, 3.887 persone. I nuovi decessi sono 67, tutti nella provincia focolaio. Anche nel mondo le cose non stanno benissimo. I due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani di Roma non stanno bene e purtroppo le loro condizioni sono peggiorate. In un mondo che si trova a gestire una terribile epidemia, l’incertezza e lo sgomento sembrano regnare nelle vite della società e del mercato. Ed è per questo che vi proponiamo l’eminente riflessione di Mark William Lowe, Socio ANRA (Associazione Nazionale Risk Manager) e Membro dell’Advisory Board di Pyramid Temi Group, sulle conseguenze per le aziende della diffusione del Coronavirus. La più immediata è il blocco della supply chain, che può tuttavia essere evitato se è stata preventivamente attuata la procedura dei Geoaudit, che permettono di identificare i potenziali rischi legati all’esposizione internazionale ed elaborare soluzioni efficaci. Eccovi la riflessione integrale di Lowe. “Da un punto di vista economico, lo scenario è estremamente delicato: la sola città di Wuhan, importante snodo di distribuzione e fornitura nel settore hi-tech ed automobilistico, rappresenta l’1,6% del PIL nazionale, ed il suo isolamento sta causando notevoli difficoltà al comparto produttivo. Davanti alla progressiva paralisi delle catene di approvvigionamento, alla crescente mancanza di manodopera, all’impossibilità di transito delle merci e al rischio di disordini sociali, le aziende che puntano sulla produzione just-in-time si trovano in notevole difficoltà, e sempre più prossime al completo blocco della supply chain: questo porterebbe ad una sempre minore reperibilità dei prodotti, e al conseguente aumento dei prezzi. Inoltre, S&P Global Ratings ha stimato una decrescita del PIL nazionale cinese di 1,2 punti percentuali, che impatterebbe in maniera considerevole sul mercato globale.Per tutelare le aziende da conseguenze catastrofiche, i risk manager si affidano al Geoaudit, una procedura che identifica i potenziali rischi legati all’esposizione internazionale: in primo luogo, si studiano le dinamiche dei rapporti con l’estero, e la maniera in cui queste possono impattare, sulla catena di fornitura. Il compito del risk manager, a questo punto, è quello di monitorare il rischio di cambiamento, per cercare di anticipare il momento in cui può comparire un problema, ed elaborare non solo un piano B in caso di blocco, ma anche con un piano C che garantisca il regolare transito delle merci.Le procedure per condurre un audit e mantenerlo nel tempo sono complesse, ma fondamentali per operare in un mondo globalizzato, dove ogni più piccolo cambiamento politico, fiscale o sociale può avere un grande impatto.”

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