Il borsino dei direttori generali / Quando resistere è quasi impossibile

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In trincea sette giorni su sette, legati ad una call conference con l’Unità di crisi che occupa le ore centrali di ogni giornata, assediati dai macro e micro problemi, in un clima di tensione palpabile e con la frustrazione di non riuscire più a tenere in carreggiata la macchina. Non è certo invidiabile la vita dei direttori generali della sanità laziale in queste settimane, e va sempre peggio, con il fiato sul collo dell’opinione pubblica e il peso di situazione umane e sanitarie complicate e angosciose. C’è chi è più temprato e ha alle spalle strutture organizzative consolidate e chi fatica a trovare la quadra con collaboratori e tecnici che le vere emergenze non le hanno mai vissute. Perfino uno dei primi della classe, Fabrizio D’Ambra del San Camillo Forlanini, è alle prese con una stampa aggressiva che non gliene perdona una e che ingigantisce episodi fino a farle diventare storie (negative) da copertina. E’ evidente che fatica a tenere sotto controllo la situazione. Lo stesso vale per il dg del Policlinico Umberto I, Panella, che farebbe probabilmente qualsiasi cosa pur di staccarsi da quella poltrona incandescente. In affanno evidente Santonocito a Tivoli, alle prese con i problemi di una Asl che confusa e complicata lo è sempre stata anche in condizioni normali e che oggi non risponde quasi più ai comandi. In una sanità che oggi è quasi tutta Covid va a fondo tutto il resto, ed è difficile mantenere l’equilibrio con le esigenze dei pazienti segnati da altre gravi patologie.