Covid, secondo uno studio il distanziamento sociale avrebbe salvato 59mila persone negli USA

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L’implemetazione del distanziamento sociale, nei termini di chiusura attività e divieti di assembramenti, con due settimane di anticipo, negli Stati Uniti avrebbe potuto impedire il decesso di oltre 59mila persone. Questo è quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, condotto dagli esperti della Columbia University, che hanno analizzato le manovre politiche e le misure adottate per arginare la diffusione della pandemia e valutato una modellazione della popolazione in base alle tempistiche di intervento. “I nostri risultati evidenziano l’importanza dell’applicazione di interventi non farmaceutici (NPI) – commenta Sen Pei della Columbia University – per contrastare la trasmissione di SARS-CoV-2”. Il team ha sviluppato un modello di metapopolazione per analizzare la trasmissione di COVID-19 nelle 3.142 contee degli Stati Uniti attraverso il periodo di tempo compreso tra il 21 febbraio e il 3 maggio 2020, utilizzando i dati a livello di contea di casi confermati e decessi, raccolti grazie a USAFacts.org e le informazioni sulla mobilità dei pendolari, confrontando il periodo a cavallo e quello successivo all’adozione delle misure di contenimento. -“Il nostro modello si è rivelato funzionale, ma asincrono – prosegue l’esperto – e tramite uno studio controfattuale, abbiamo eseguito simulazioni dello stesso sistema, immaginando l’applicazione del distanziamento sociale con una o due settimane di anticipo. Le conseguenze, secondo i nostri calcoli, avrebbero permesso di evitare 601.667 casi confermati e 32.335 decessi se le misure fossero state adottate sette giorni prima, e 1.041 261 casi e 59.351 morti con due settimane di anticipo”. L’esperto sottolinea che la modellizzazione semplifica alcune ipotesi relative all’incertezza generale, alle preoccupazioni economiche, al processo decisionale amministrativo e all’adesione del pubblico alle regole di distanziamento sociale. “Saranno necessari ulteriori studi per verificare questo valore – conclude Pei – ma osservando i numeri di nazioni in cui le misure sono state adottate tempestivamente, come Corea del Sud, Nuova Zelanda, Vietnam e Islanda, risulta palese che l’applicazione anticipata avrebbe potuto salvare un numero significativo di vite”.