Più ecologici e sicuri, così sono rinati i treni della notte

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«Da giovane ho scoperto la Francia viaggiando con i treni notte. Vivevo a Lione e ricordo che andavo con i miei amici in Britannia, dormendo nei campeggi e facendo questi viaggi di lunga distanza facilmente, in modo molto economico», racconta Livio Riboli-Sasco, ricercatore franco-italiano e membro del collettivo “Oui au train de nuit”, che vuole riportare in auge questa pratica. «Un giovane che oggi volesse fare la stessa cosa dovrebbe per forza viaggiare di giorno, opzione costosa con i treni ad alta velocità, o prendere l’autobus». Negli anni Novanta la Francia poteva vantare decine di linee ferroviarie notturne. Oggi ne rimangono due – una delle quali salvata dalla soppressione grazie agli sforzi degli attivisti. I tempi dei treni notturni, che per un secolo hanno popolato l’immaginazione di autori come Agatha Christie e Graham Greene, sembravano tramontati per sempre – complici l’ascesa delle compagnie aeree low-cost e la precedenza data ai treni ad alta velocità. Dopo anni di declino, però, i treni notte sembrano pronti a ottenere la rivincita – complici Greta Thunberg e la pandemia.
Tra le prime a fiutare un’inversione di tendenza, le ferrovie statali austriache (Österreichische Bundesbahnen, Öbb) hanno raddoppiato il numero di passeggeri da 700 mila a 1,4 milioni nel solo 2017. Nel gennaio 2020 Öbb ha lanciato una nuova linea notturna per Bruxelles. In dicembre ne arriverà un’altra per Amsterdam. Il sogno è quello di arrivare a collegare Zurigo a Barcellona insieme alle controparti svizzere. Anche in Svezia, patria della giovane ambientalista più famosa del mondo, i viaggi in treno registrano un aumento: nel 2019 è stato dell’11%. La tendenza è legata alla ricerca di un’alternativa ai superinquinanti viaggi in aereo, che contribuiscono tra il 2% e il 5% delle emissioni globali. E il governo ha intercettato l’opinione pubblica promettendo un investimento di 300 milioni di corone nel settore ferroviario con l’intenzione di aumentare sensibilmente i collegamenti con il resto d’Europa.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha a sua volta citato le preoccupazioni ambientali ammettendo di aver cambiato idea sui treni notturni, che aveva in precedenza definito poco profittevoli. Nuove linee ed investimenti spuntano nel Regno Unito, in Germania e nei Balcani. E in Italia si è registrato un netto incremento dei viaggi sugli InterCity Notte, con tanto di annuncio da parte di Ferrovie dello Stato su un prossimo investimento di 300 milioni di euro. Un certo ruolo è stato giocato dalla pandemia che ha ridotto massicciamente il traffico aereo tra Paesi e convinto molti a passare le vacanze sul territorio nazionale. Altri ancora non vogliono rischiare di esporsi al virus negli aeroporti o negli aerei stessi, benché alcuni esperti sottolineino che il ricambio d’aria nei treni non sia migliore. «Abbiamo visto operatori privati rispondere rapidamente alla richiesta di viaggiare in modo più sicuro ed ecologico in Europa, per servono il mercato stagionale del per famiglie», spiega il danese Poul Kattler, portavoce della rete europea “Back-on-track”, che vuole sensibilizzare sull’utilizzo dei treni notturni. Queste soluzioni, dice, «rimarranno anche dopo la pandemia, fino a quando gli operatori potranno trarne profitto».
La Commissione europea sta lavorando a una serie di regolamenti che potrebbero creare un mercato unico per le ferrovie nell’Ue a partire dall’anno prossimo, con la speranza che ciò porti a un abbassamento dei prezzi. Ma Sophie Dutordoir, direttrice generale delle ferrovie nazionali belghe, ha già avvisato Bruxelles che per poter competere con gli aerei di linea – che non pagano le tasse sul karosene né le imposte sul valore aggiunto per i voli transnazionali e godono spesso di aiuti statali – «ci sarà bisogno di supporto finanziario come è successo in passato per l’alta velocità».
Kattler, però, è ottimista. «Nel 2030 potremmo avere un mosaico di linee ferroviarie notturne che coprano i viaggi di 1400 km tra le capitali e le principali aree popolate. Dal 2030 al 2050 potremmo raggiungere anche mete più lontane. I viaggiatori si abitueranno a trasporti più lenti e apprezzeranno che il viaggio in treno concede tempo per conversare, studiare, mangiare bene. Apprezzeranno di più l’Europa, quando impareranno la geografia del continente»

Viola Stefanello, Repubblica.it