Il primo (e deludente) dibattito in quel di Cleveland

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(di Mauro della Porta Raffo) Si è svolto a Cleveland, Ohio (forse, come spiegheremo nelle ultime righe, meglio programmarlo altrove), il primo dei tre concordati dibattiti tra Donald Trump e Joe Biden.
Infuocato, pieno di interruzioni e insulti, in qualche modo inutile per quanti, ascoltando, abbiano sperato di capire quale sarebbe, potrebbe essere – si affermasse l’uno o l’altro – il futuro del Paese.
Slogan e affermazioni perentorie.
Praticamente, nessuna articolazione, nessun ragionamento a proposito dei tanti temi in agenda.
C’era naturalmente da aspettarselo vista la invalicabile contrapposizione personale oltre che partitica.
E tra gli osservatori come tra gli spettatori v’è chi si sia chiesto e si chieda se sia davvero utile ripetere in altre due occasioni spettacoli del genere.
Guardando indietro particolarmente ai precedenti dibattiti (iniziati nel 1960, per qualche momento sospesi e infine ripresi) abbiamo avuto qualcosa di simile ma anche, in tempi più lontani, ben differenti e molto più educati spettacoli (fra contendenti che si rispettavano).
Tant’è.
Non è (riprendiamo l’inciso di cui all’inizio) che avere programmato il confronto nella città dell’Ohio portasse buono, anzi.
Il Presidente Grover Cleveland, allorquando si candidò la prima volta (1884), fu accusato praticamente di tutto anche in relazione ai comportamenti concernenti la vita privata.
Il suo rivale, James Blaine, a parte quest’ultimo aspetto, altrettanto se non di più.
Questo per significare che la nostalgia per un passato necessariamente migliore va contenuta perché è già capitato che nella polemica e nello scontro (dati i tempi, su differenti media) si scendesse decisamente molto in basso.