Il borsino dei direttori generali / Asl e Dg, tira una brutta aria

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Non si può negare. In questi giorni nella sanità laziale l’aria si è fatta pesante e la sensazione che qualcosa possa succedere è forte. L’imbarazzo politico e giudiziario che coinvolge l’assessore D’Amato, la sentenza del Tar che mette definitivamente nei guai il gruppo San Raffaele con la revoca dell’accreditamento alla Rsa di Rocca di Papa, le nubi tempestose sul contratto della sanità privata e, naturalmente, la pressione crescente del contagio Covid. Difficile non perdere la calma, è vita dura per i Dg, anche perché l’opposizione politica a Roma e nel Lazio sente l’odore del sangue e picchia duro. C’è chi se la cava svicolando, c’è chi tiene botta con energia e si conquista il rispetto di tutti (è il caso di Giuseppe Quintavalle, dg alla Asl Roma 4 e commissario alla Roma 3, e di Daniela Donetti, direttore generale a Viterbo) e chi viene messo alle corde dalla nuova fiammata di pandemia come i manager di Albano, Tivoli e Latina. Mostarda reagisce bene, Santonocito è in affanno, Casati in trincea. Salgono invece le quotazioni della Frittelli (Tor Vergata) della D’innocenzo (Asl Rieti); dimostra la sua tutta la sua esperienza e la capacità di gestione nei momenti difficili la dg della Asl Roma 2 De Grassi e trova un sussulto di dignità anche il manager del Policlinico Umberto I Panella, mentre la Magrini a Frosinone riesce a mantenere un efficace basso profilo. Ognuno fa fronte come può agli effetti del Covid e gioca la sua parte nel cercare di individuare e circoscrivere i focolai che vengono segnalati ovunque. E’ ovvio che la situazione generale è stressante e tutti pensano a come conservare nel migliore dei modi la poltrona. La crisi politica nazionale e quella, latente, regionale, del resto tolgono ragionevolmente il respiro. E se Zingaretti perdesse terreno e fosse costretto a prendere decisioni scomode? Se abbandonasse la Regione? Quale futuro per i Dg in scadenza? Se sii tornasse a votare anche per il Lazio? – magari in primavera- probabilmente si assisterebbe ad un “si salvi chi può generalizzato”. Alla faccia della pandemia e alle esigenze dell’utenza. Il presidente dell’ordine del medici di Roma ha appena ricordato che ci sono diversi milioni (26?) di prestazioni rimaste sospese in ragione del covid. Liste d’attesa enormi e necessità urgenti di tentare un disperato recupero. Probabilmente dietro almeno la metà degli esami diagnostici non fatti ci sono seri problemi di salute. Qualcuno ci vuole pensare?

Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio