Debito pubblico, Savona (Consob): “Lo Stato emetta bond perpetui come in tempi di guerra. Limiterebbero i rischi per futuro del Paese”

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Nel discorso in occasione dell’incontro annuale con il mercato finanziario il numero uno dell’authority ha detto che “all’Italia non mancano solide fondamenta reali, ma scarseggia la loro giusta considerazione”. Di qui l’idea di far leva sul risparmio delle famiglie. Non sottoscrivere i bond irredimibili “creerebbe le condizioni per una maggiore imposizione fiscale”

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Assicura che “all’Italia non mancano solide fondamenta reali, ma scarseggia la loro giusta considerazione”. Sottolinea che “il nostro Paese non rappresenta un problema finanziario per il resto dell’Europa e del mondo”. Critica l’Unione Europea, che ha “dedicato più impegno alle istituzioni monetarie e meno a quelle finanziarie, con decisioni ed effetti pratici che hanno penalizzato il risparmio”.

E alla fine conferma la sua ricetta per superare questa crisi: emettere titoli di Stato irredimibili con un rendimento intorno al 2%. Il presidente della Consob Paolo Savona, nel suo discorso in occasione dell’incontro annuale con il mercato finanziario trasmesso in streaming, ripete una proposta avanzata già nelle scorse settimane e simile a quella caldeggiata dagli economisti Francesco Giavazzi e Guido Tabellini e declinata dal governo spagnolo come un modo per finanziare il Recovery fund.

“Titoli di Stato e crediti Ue fanno aumentare il debito/pil” – “Se gli interventi decisi per fronteggiare la crisi produttiva si concentreranno in prevalenza sulla concessione di garanzie e di incentivi all’indebitamento delle imprese“, è stata la premessa di Savona, “si avrà un peggioramento della loro leva finanziaria, che renderà ancora più difficile e più lenta la ripresa dell’attività produttiva. Se a queste spese e a quelle necessarie per assistere le famiglie in difficoltà si provvederà con prestiti obbligazionari pubblici e crediti ottenibili dall’Ue, tutti da rimborsare, il rapporto debito pubblico/Pil, già elevato, si innalzerà ulteriormente”. Con il rischio che “il rimborso del debito pubblico” sia “messo in dubbio dalle stesse istituzioni sovranazionali”, secondo il numero uno dell’authority di regolazione del mercato e tutela degli investitori.

Di qui la proposta di emettere “obbligazioni pubbliche irredimibili (consols), strumento tipico delle fasi belliche, alle quali la vicenda sanitaria è stata sovente paragonata. Esse potrebbero riconoscere un tasso d’interesse, esonerato fiscalmente, pari al massimo dell’inflazione del 2% che la Bce si è impegnata a non superare nel medio termine”. In parallelo, bisogna “agevolare la formazione di capitale di rischio in sostituzione dell’indebitamento”.

“Se i cittadini non li comprassero creerebbero condizioni per più tasse” – Ma perché i cittadini dovrebbero essere invogliati a sottoscriverli, tasso di interesse a parte? “Nel loro interesse”, spiega Savona, per “impedire che costi e vincoli possano essere imposti al Paese se non si raggiungessero i rapporti di debito pubblico/Pil nella misura concordata a livello europeo”. La sottoscrizione “sarebbe ovviamente volontaria e l’offerta quantitativamente aperta. In altri paesi le emissioni di consols sono state seriamente discusse e forme simili attuate, ma nessun esperimento pratico di questo tipo è stato tentato. Se i cittadini italiani non sottoscrivessero questi titoli, concorrerebbero a determinare decisioni che, ignorando gli effetti di lungo periodo di un maggiore indebitamento pubblico, creerebbero le condizioni per una maggiore imposizione fiscale.

Emettere titoli irredimibili “sarebbe quindi una scelta dai contenuti democratici più significativi perché, se sottoscritti, limiterebbero i rischi per il futuro del Paese e, di conseguenza, gli oneri sulle generazioni future, quelle già in formazione e quelle che verranno”.

“Necessaria la criptomoneta pubblica” – Il presidente Consob ha anche ripetuto la proposta di una “criptomoneta pubblica” con cui “il sistema dei pagamenti si muoverebbe in modo indipendente dalla gestione del risparmio, che affluirebbe interamente sul mercato libero, cessando la simbiosi tra moneta e prodotti finanziari, affidandone la gestione in modo indipendente ai metodi messi a punto dai registri contabili decentrati e dalla Scienza dei dati”. Alcuni Paesi “come la Cina e la Russia, forti di loro autonomi protocolli, intendono realizzarla nell’intento sia di avvantaggiarsene a scopi di riequilibrio geopolitico economico, sia di proteggersi dagli effetti sgraditi, quali la perdita di controllo delle informazioni nazionali, e da quelli graditi, come l’impossessamento di quelle dei paesi concorrenti”.

Mattarella: “Mercato centrale nel processo di ripresa” – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un messaggio inviato a Savona, scrive che “il ruolo del mercato è centrale nel processo di ripresa del Paese che ha subito una crisi sanitaria senza precedenti, con gravi effetti economici e sociali, e conseguenze ancora difficili da valutare nella loro complessità”. E “ora occorre affrontare la nuova fase, favorendo il rafforzamento patrimoniale delle imprese, la loro crescita dimensionale, per sostenere la competitività e la capacità di investire e innovare nel nuovo contesto”.


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