Il partito democratico di sconfitta in sconfitta ai tempi di Obama

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(di Mauro della Porta Raffo) 4 novembre del 2008, nel mentre Barack Obama vince le Presidenziali sconfiggendo il repubblicano John McCain, il partito democratico rafforza la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti già conquistata nel 2006 e Nancy Pelosi si conferma Speaker.
Al contempo, al Senato, gli stessi dem arrivano a contare cinquantasette scranni su cento.
‘Trifecta’, come si dice quando, raramente, il Presidente può contare su entrambe le Camere perché governate da una maggioranza amica.
Due anni dopo, Mid Term Elections 2010.
Al Senato l’Asinello perde sei seggi conservando per il rotto della cuffia la prevalenza.
Un tonfo di contro quello registrato alla Camera dove lascia sul campo ben sessantatre poltrone.
E addio ‘trifecta’, ovviamente.
Vince una seconda volta personalmente Barack Obama nel 2012 superando l’Elefantino Mitt Romney.
Recupera poco il suo partito alla House of Representatives restando minoranza mentre guadagna due seggi senatoriali arrivando a cinquantatre.
Ed eccoci al 2014, le seconde Mid Term per l’insediato a White House.
Una catastrofe il risultato delle senatoriali dove i democratici perdono addirittura nove scranni e naturalmente la maggioranza.
Non va meglio alla Camera dove restano minoranza e perdono ancora qualche pezzo.
2016, terminati i due suoi mandati, come lascia elettoralmente parlando il suo partito il primo Presidente nero?
Ecco l’esito per gli Asinelli in data 8 novembre.
La loro candidata alla carica presidenziale Hillary Clinton viene, contro ogni previsione e sondaggio, battuta dal poco considerato e bistrattato nei sondaggi Donald Trump, repubblicano.
Speaker della Camera diventa Paul Ryan che conta sui duecentoquarantuno del Grand Old Party.
E al Senato i repubblicani mantengono il vantaggio pur lasciando sul campo due poltroncine.
Insomma, da un ‘trifecta’ degli Asini datato 2008 a un ‘trifecta’ degli Elefanti nel 2016.
Guardando da questo punto di vista la Presidenza Obama, cosa si deve dire?
I dati oggettivi mostrano che gli elettori hanno preferito emigrare.
Per quanto si voglia mascherare la realtà, il partito democratico è uscito davvero malconcio dagli otto anni del Presidente di origini keniane.