Secondo una ricerca, l’inquinamento può favorire lo sviluppo della demenza senile

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Vivere nelle zone con alti livelli di inquinamento atmosferico può influire negativamente sulle capacità cognitive e facilitare la manifestazione dei sintomi di demenza. Questo il risultato di uno studio, pubblicato su JAMA Neurology e condotto dai ricercatori dell’Università di Stoccolma. Gli scienziati hanno analizzato i dati relativi agli abitanti della città di Stoccolma e quelli relativi allo sviluppo della demenza.
“Le aree con l’aria più inquinata possono provocare effetti negativi soprattutto nei soggetti con malattie cardiovascolari”, dichiarano i ricercatori, suggerendo a tutti gli anziani di richiedere un supporto aggiuntivo agli operatori sanitari in modo da anticipare l’insorgere di queste patologie. “Stiamo ancora cercando una spiegazione che possa collegare l’inquinamento alla demenza, ma la chiave potrebbe riguardare le malattie cardiache. I problemi cardiaci o eventi come l’ictus, per cui l’afflusso di sangue al cervello viene interrotto, sono stati per molto tempo ritenuti legati allo sviluppo della demenza e al declino della memoria”, spiega Giulia Grande, del Dipartimento di Neurobiologia, Scienze e società della cura, presso il Karolinska Institutet. “I nostri risultati suggeriscono che l’inquinamento atmosferico possa svolgere un ruolo nello sviluppo della demenza, causando patologie cardiovascolari o eventi legati agli ictus, che a loro volta provocherebbero difficoltà cognitive”, prosegue la ricercatrice. Il team ha studiato i casi di 2.927 adulti con un’età media di 74 anni, residenti nel distretto di Kungsholmen, nel centro di Stoccolma.
 “Siamo stati in grado di rilevare 364 casi di demenza collegati a livelli più elevati di inquinamento atmosferico nei cinque anni precedenti all’insorgere della malattia. Si tratta di un dato statisticamente rilevante”, commenta Grande, aggiungendo la preoccupazione derivante dal fatto che i livelli di inquinamento nella città di Stoccolma non sono più alti di altre metropoli europee, anzi.
“Il livello medio annuo di particolato nella città che abbiamo considerato raggiunge i 2,5 micron, il che è piuttosto basso rispetto agli standard internazionali. Studi precedenti sostengono che il numero di demenze in Europa triplicherà entro i prossimi 30 anni e al momento non esiste cura per il trattamento di questa patologia. L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio accertato per la salute cardiovascolare e dato che le malattie cardiovascolari tendono ad accelerare il declino cognitivo, l’inquinamento potrebbe essere considerato un diretto responsabile dei problemi di memoria”, afferma Grande, specificando che attualmente il particolato, il biossido di azoto e l’ozono a livello del suolo rappresentano i tre inquinanti che incidono in maniera più significativa sulla salute umana. “Speriamo che il nostro studio sia un’ulteriore spinta verso la necessità di ridurre le emissioni dannose e che possa aiutare le persone affette da malattie cardiovascolari a ottimizzare i trattamenti, specialmente per coloro che abitano nelle zone più inquinate”, conclude la ricercatrice.