Coronavirus, le Borse asiatiche crollano sul timore di un’epidemia. A Wuhan centri di emergenza presi d’assalto

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Le Borse cinesi sono crollate oggi alla riapertura dopo la lunga pausa per il capodanno cinese estesa a causa dell’epidemia di coronavirus. Alla chiusura del primo giorno di contrattazioni dallo scorso 23 gennaio l’Indice composito della Borsa di Shanghai ha perso il 7,72% terminando a 2.746,61 punti accusando la flessione più ampia del 2005 mentre la Borsa di Shenzhen ha chiuso in calo dell’8,41% a 1.609 punti dopo essere arrivato a perdere il 9,1 per cento. Tra i settori più colpiti quelli delle telecomunicazioni il comparto dei titoli tecnologici. Meglio ha fatto la Borsa di Hong Kong, rimasta aperta nei giorni scorsi. L’Indice Hang Seng ha terminato in rialzo dello 0,2 per cento. 

Si temono 100 mila contagi
I morti in Cina per l’epidemia di coronavirus hanno superato le vittime della Sars nel Paese asiatico. All’ultimo conteggio diffuso dalla Commissione Nazionale per la Sanità, i decessi sono 360, cifra che supera le 349 vittime sul territorio cinese dell’epidemia di Sars del 2002-2003. Dall’emergere del virus nella città di Wuhan a dicembre scorso, l’epidemia di coronavirus ha colpito 24 nazioni e nella sola Cina sono 17.205 i casi confermati, mentre le persone che sono state dimesse dalle strutture ospedaliere dopo la guarigione sono 475, tra cui anche un uomo di 88 anni, ieri, a Wuhan. Secondo alcuni modelli epidemiologici la stima del numero di casi però sarebbe molto superiore, addirittura di 100.000 o più. 

L’emergenza a Wuhan
Intanto a Wuhan continua l’emergenza. Secondo quanto raccontano alcuni residenti – come riportato dal New York Times – nei centri allestiti per gestire i contagi, l’afflusso di persone sta mandando in tilt il sistema. Testimoni riferiscono che è quasi impossibile ottenere le cure di cui c’è bisogno, raccontano di lunghe code e moltissime persone in attesa di sapere se si è contratto il virus.

Lastampa.it