Terroni caput mundi / Il pericolo di una vita pubblica appiattita

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Gli indimenticabili insegnamenti del filosofo Remo Bodei

BODEI, GRAN FILOSOFO DI CAGLIARI CONFRONTAVA DESIDERI E LIBERTÀ

(di Cesare Lanza per Il Quotidiano del Sud) Onore a Remo Bodei, (1933-2019), scomparso qualche giorno fa. «È morto a 81 anni lo studioso di Spinoza, Hegel e del pensiero politico – ha scritto Antonio Gnoli su Repubblica – Non ha mai creduto che l’uomo fosse solo speculativo, ma che la nostra libertà dovesse confrontarsi con i desideri. Davvero, non avrei parole migliori per definire Remo Bodei come l’uomo che del dialogo seppe fare autentica filosofia. E ora che non c’è più mi sovvengono le volte in cui ci siamo parlati in un’interrogazione sempre illuminante grazie alla disponibilità e alla maestria con cui ha segnato il proprio magistero. È morto a Pisa…»

APPREZZAVA IL SESSANTOTTO MA CON UNA FORTE RISERVA

E Giacomo Carioti sul Corriere della Sera lo ha ricordato così… «Nato a Cagliari, Bodei in un primo tempo aveva studiato a Roma, poi aveva vinto il concorso per entrare alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si era laureato e aveva intrapreso la carriera accademica. Interessato non solo alle dottrine filosofiche, ma anche alla vita politica, si era iscritto molto giovane al Partito socialista e aveva subìto un’aggressione da parte di militanti dell’estrema destra. Tuttavia la contestazione del Sessantotto, che a Pisa era stata particolarmente vivace, lo aveva lasciato piuttosto perplesso». Retrospettivamente Bodei riconosceva il notevole valore della spinta innovativa innescata dalla rivolta giovanile rispetto alle incrostazioni del mondo accademico di allora, ma continuava a rimproverarle il torto di aver prodotto “una gerarchia di capi e capetti”, compreso il suo amico Adriano Sofri, nelle organizzazioni extraparlamentari. A lui si deve in buona parte il grande successo del Festivalfilosofia di Modena, Carpi e Sassuolo, di cui aveva presieduto il comitato scientifico e per il quale si era molto impegnato. Oltre che nel pensiero speculativo, la sua competenza spaziava in molti altri settori del sapere, tra cui la musica, la poesia e l’estetica: era un appassionato conoscitore e studioso dell’autore romantico tedesco Friedrich Hölderlin e aveva fatto parte dell’advisory board internazionale dell’Istituto europeo di design.

LA POLITICA ITALIANA È INCAPACE NON CAPISCE LE TRASFORMAZIONI

Sul piano civile lo allarmava l’incapacità della politica Italiana odierna di misurarsi con le grandi trasformazioni che attraversano il mondo contemporaneo. Bodei avvertiva dolorosamente il pericolo di una vita pubblica appiattita nel perseguimento affannoso di traguardi immediati, del tutto priva di un disegno complessivo munito di un qualche spessore storico: «Senza la presenza del passato – osservava – non solo non si comprende il presente e non si può progettare il futuro, ma si è sottoposti a qualsiasi manipolazione».

LIVERANI E DE PICCIOTTO INSIEME PER IL LECCE GRANDI TRAGUARDI

Ha scritto il ‘Corriere della Sera’: «Le telecamere, allo stadio, non lo inquadrano quasi mai: in pochi lo conoscono. Ma senza di lui il Lecce non avrebbe mai fermato prima il Milan (per il quale tifava da ragazzo) e poi la Juventus. Se l’artefice, sul campo ,della doppia promozione dalla C alla A del Lecce è stato mister Fabio Liverani, nei bilanci la differenza l’ha fatta il nuovo super ricco di Puglia, René de Picciotto. Che, però, al mondo del calcio si è affacciato per caso,coltivando tra l’altro un’idea rivoluzionaria: creare una squadra regionale, Puglia».

DAL CAIRO, BANCHIERE IN SVIZZERA E ORA FA SOGNARE TUTTI I TIFOSI

Nato 75 anni fa al Cairo, ma italiano di passaporto, de Picciotto ha passato gran parte della sua vita in Svizzera, professione banchiere (fino al 2003). Oggi, con un patrimonio di circa mezzo miliardo di euro, possiede sette alberghi in Svizzera e Francia e un centro commerciale a San Pietroburgo. «Ma dal 2018 – dopo essersi innamorato di una pugliese, Adele – de Picciotto vive per sei mesi all’anno in Puglia. Dove ha acquistato otto masserie, nella piana degli ulivi secolari di Savelletri, da ristrutturare per ospiti facoltosi. Un po’come ha fatto con il Lecce,portato in appena un anno e mezzo dalla serie C alla serie A». Il suo ingresso nel club giallorossa, nel gennaio 2018, fu molto soft: «Non avevo mai investito nel calcio, né ci avevo mai pensato». Ma galeotto fu un lungo corteggiamento. «Per le mie attività lavoravo con Banca Generali. E uno dei manager è Corrado Liguori, vice presidente del Lecce. Per 3 mesi ha continuato a chiedermi di investire nel Lecce. Alla fine ho ceduto, rilevando il 15% del club per 750 mila euro». Oggi de Picciotto è diventato il primo azionista: «Ho prima raddoppiato la partecipazione, dal 15 al 30%, e poi sono cresciuto a l35%, per un investimento complessivo salito a 6 milioni. Ma il mio ruolo è limitato a mettere capitali, quando necessario, e a dare consigli. L’anno scorso è stata mia l’idea di mettere sul piatto un extra budget nonostante fossimo stati appena promossi in B. Con sole 19 squadre anziché 22, ho capito che era possibile arrivare in serie A».

IDEA! VOLEVA FONDARE “PUGLIA” PER ORA UN SOGNO NEL CASSETTO

L’altra idea, però, quella di una squadra regionale, non è passata. Una genialata. «Con il Bari non iscritto alla B, pensai che sarebbe stata un’opportunità creare una squadra regionale, con un bacino di utenza enorme e uno stadio, il San Nicola, centrale rispetto a tutta la regione. Il nome sarebbe stato Puglia: ma sia a Lecce che a Bari gli interlocutori a cui accennai il progetto mi zittirono in mezzo secondo».

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