Ilva, il momento dell’angoscia. I lavoratori aspettano il governo

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Nella sede dello stabilimento dell’ex Ilva, ora ArcelorMittal, a Taranto, è iniziata una giornata difficile e carica di angoscia. Dopo l’annuncio dell’azienda, con una lettera dell’amministratore delegato Morselli ai commissari straordinari Ardito, Danovi e Lupo, di voler lasciare il gruppo, restituendolo di fatto agli stessi commissari nel giro di 30 giorni, c’è attesa per le mosse da parte del governo. Il premier Conte ha convocato Morselli, per oggi ma già ieri l’esecutivo si è occupato della questione, assicurando il suo impegno per evitare che l’azienda vada via. Il punto centrale è che il governo ritiene insussistenti le cause del disimpegno.

Le tre cause

ArcelorMittal, nella lettera ai commissari di Ilva, cui cede anche i 10.700 dipendenti che un anno fa aveva assunto dalle società del gruppo in amministrazione straordinaria, cita sostanzialmente tre cause nelle motivazioni del recesso: il venir meno dello scudo penale per l’attuazione del piano ambientale, quello che l’azienda ha sempre chiamato indispensabile protezione legale; il rischio di spegnimento dell’altoforno 2 a seguito dell’intervento della Magistratura, con l’impossibilità dei commissari di intervenire con i lavori di messa a norma e di sicurezza nei tempi fissati dall’autorità giudiziaria; il clima ostile verso l’azienda, come testimoniano anche le critiche dei rappresentanti istituzionali a vari livelli.

Due milioni

La possibilità di un disimpegno di ArcelorMittal era nell’aria già da diverse settimane, tuttavia negli ultimi giorni si era fatta strada un’altra possibilità, quella che l’azienda, a fronte della crisi del mercato dell’acciaio, riducesse produzione e occupazione con un piano di tagli, sia perché l’amministratore delegato Morselli ha già fatto questo tipo di azioni nelle precedenti aziende che ha guidato, dalla Berco di Ferrara all’Ast di Terni, sia perché ArcelorMittal perde 2 milioni di euro al giorno. Invece, anziché i temuti ridimensionamenti, l’azienda ha fatto sapere di voler andar via e di aver già cominciato l’operazione di graduale e ordinato spegnimento degli impianti. ArcelorMittal ha atteso pochissimi giorni per comunicare che, ad un anno dal subentro ai commissari, era l’1 novembre 2018, riconsegna loro azienda, impianti e dipendenti (ArcelorMittal era in fitto per 18 mesi, proprietaria impianti resta Ilva, società in amministrazione straordinaria) dopo l’approvazione, e l’entrata in vigore, del nuovo decreto Imprese che ha definitivamente abolito l’immunità penale. Oltre ad esserci attesa per le mosse del Governo, attese anche le reazioni dei sindacati. Questa mattina dalle 9.30 si terrà a Taranto il consiglio di fabbrica per programmare iniziative di mobilitazione. Preoccupazione per l’abbandono di ArcelorMittal hanno espresso sia Confindustria Taranto col suo presidente Marinaro che il vescovo di Taranto, Santoro.

Stefano Righi, Corriere.it

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