“Huawei ha aiutato in segreto la Nord Corea a costruire una Rete internet”

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Nonostante non sia riuscito a trovare nessuna prova, già dal 2016 il Dipartimento del Commercio americano sta indagando sui possibili collegamenti tra Huawei e la Nord Corea. Ora, rivela il Washington Post, ci sarebbe la conferma che il colosso cinese nel mirino del governo di Trump all’interno di una più ampia guerra commerciale che va da una costa all’altra del Pacifico abbia segretamente aiutato il Paese del dittatore Kim Jong-Un a costruire la sua Rete Internet. I dettagli arrivano da un ex dipendente. Lui e poi altri colleghi, mossi dalla convinzione che siano informazioni di interesse pubblico, hanno consegnato al giornale americano una serie di documenti e contratti a prova della comunicazione che intercorrerebbe tra Huawei e Nord Corea da almeno da otto anni.

La risposta di Huawei

I progetti che via via sono stati messi in cantiere e implementati fanno tutti capo a un accordo con una società cinese chiamata Panda International Information Technology, fondata nel 2004. In un comunicato Huawei ha negato di avere «business attivi in Nord Corea», senza fornire ulteriori dettagli, incluso se avesse o meno progetti in opera nel Paese in passato. Direttamente o indirettamente. E senza dichiarare falsi i documenti finiti in mano al Washington Post. «Huawei è impegnata pienamente a rispettare le leggi e i regolamenti applicabili nei Paesi e nelle regioni in cui opera, incluse tutte le leggi in materia di controllo delle esportazioni e di sanzioni», continua il comunicato. Perché l’ipotesi di un possibile aiuto nella creazione di un’infrastruttura per la rete wireless commerciale in Nord Corea porta Huawei su un (nuovo) campo di battaglia scivoloso con gli Stati Uniti, essendo appunto la dittatura sottoposta a blocchi e sanzioni spinte dagli Usa e confermate dall’Onu che impediscono qualsiasi collaborazione su terreno nordcoreano.

La costruzione della Rete Koryolink

La Nord Corea ha sempre avuto difficoltà a trovare società disposte ad aiutarla a costruire una Rete wireless interna al Paese. La soluzione è stata la creazione del provider Koryolink, nato proprio grazie a una visita segreta dell’allora dittatore nordcoreano Kim Jong Il alla sede di Huawei in Cina. Per implementarla, il dipartimento per le poste e le telecomunicazioni ha unito le forze con la società egiziana Orascom Telecom Holding, fondando un nuovo soggetto chiamato Cheo Technology. Il canale utilizzato da Huawei per dialogare con la Nord Corea sarebbe, secondo il Washinton Post e i documenti in suo possesso, la società Panda International. Un canale per passare al Paese stazioni base, antenne e altre attrezzature, ma anche per lavorare su servizi di integrazione ed espansione della rete. Così da rendere Koryolink operativa.

Guerra commerciale

Ma già su Huawei l’allarme è scattato da tempo, con il bando proposto da Trump e le crescenti preoccupazioni anche in Europa dei possibili legami sospetti tra la società e il governo cinese, in relazione soprattutto alla infrastruttura per la Rete di quinta generazione — il 5G — su cui il colosso ha un ruolo importante, soprattutto nel Vecchio Continente. Dove i rispettivi governi ragionano sul da farsi mentre al di là dell’Atlantico già il blocco è stato confermato (nonostante una lieve apertura da parte di Trump su una possibile intesa): nessuna azienda americana può sfruttare soluzioni del marchio cinese. Vietato anche l’acquisto dei suoi prodotti. Conseguenze a catena: gli smartphone Huawei perderanno il sistema operativo Android, così come le app più utilizzate, da Facebook a WhatsApp? E quanto perderanno tutti coloro che da anni hanno rapporti commerciali con Huawei? Tra i fornitori delle componenti di un unico telefono, per esempio, iFixit ha contato diverse parti costruite e vendute da società con base negli Stati Uniti. E al bando contro Huawei — la prima della lista, data la sua potenza internazionale in un settore chiave come quello delle infrastruttura — potrebbero seguire quelli che vanno a colpire altri marchi cinesi. Come è già successo a Zte, che tra l’altro era già stata accusata di avere violato sanzioni e di aver avuto relazioni con Iran e Corea del Nord.

«Huawei non affidabile per la sua cultura aziendale»

Ora un nuovo sospetto su Huawei che viene commentato — anonimamente — da un membro del Dipartimento di Stato americano: «Tutto questo si inserisce in una preoccupazione generale riguardante la responsabilità aziendale. E riguardante una società come Huawei, che non è affidabile proprio per la sua cultura aziendale e per i numerosi incidenti che indicano la volontà di eludere o violare completamente le leggi. Lavorare con regini come la Corea del Nord, che privano regolarmente i propri cittadini dei diritti umani fondamentali, desta timori».

Michela Rovelli, Corriere.it

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