Orvinio

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Cesare Lanza alla scoperta delle particolari bellezze italiane

Oggi siamo a trenta chilometri da Rieti, un po’ meno di quattrocento abitanti, un po’ più di ottocento metri sul livello del mare. A Orvinio, che fino al secolo scorso aveva un nome curioso, “Canemorto”. Forse derivò da una terribile disfatta dei saraceni nel conflitto con Carlo Magno, nel quale perse la vita il loro comandante “Khan”. Mentre molti altri presumono che il nome derivi da un’esclamazione di giubilo con la quale gli abitanti salutarono la morte di un feroce tiranno. Comunque sia, il nome attuale risale al 1860. Come arrivare fin qui? Autostrada del sole A1 in direzione Roma, seguire per Rieti, raccordo anulare, Roma-Nord e uscita a Fiano Romano. Poi lungo la Salaria, fino a Orvinio. Concediamoci subito una sosta gastronomica. I prodotti tipici sono le patate, il miele e il farro. Un paio di sagre sono dedicate al polentone e ai “cecamariti” (pasta lavorata all’interno, con ferro fino da calza, e stesa come si fa con gli gnocchi), ai funghi porcini e a varie specialità alla brace. Con l’Aglione potete assaggiare il tipico sugo di Orvinio, che condisce quasi tutti i piatti tradizionali. Vi raccomando anche il Pizzillu, ovvero frittelle di origine contadina: grano, un pizzico di bicarbonato, cicoria e salsiccia. Da visitare vari monumenti, innanzitutto quelli religiosi: l’abbazia di Santa Maria del Piano, edificata da Carlo Magno; la chiesa di Santa Maria dei Raccomandati, in cima alla salita del borgo; la chiesa di San Giacomo, oggi sconsacrata, eretta nel 1600 su disegno di Gian Lorenzo Bernini; infine il santuario di Vallebona, eretto con le elemosine degli abitanti. Vi consiglio anche di visitare il parco regionale naturale, in parte ancora incontaminato, che si estende per diciottomila ettari. E ancora il castello Malvezzi, con un muro di cinta merlato, che occupa gran parte del centro storico di Orvinio e racchiude le alte torri. Nel castello vivono ancora i marchesi proprietari, che lo aprono per matrimoni e altri eventi. Orvinio è detto anche il paese delle ginestre. Una curiosità macabra: durante i lavori di restauro negli anni 1915-1918 nelle cantine del castello Malvezzi furono rinvenuti molti scheletri risalenti ad alcuni secoli prima. Orvinio è candidato ad essere inserito nella lista dei borghi più belli d’Italia dal FAI (Fondo Ambiente Italiano).

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