Huawei: “Le ritorsioni Usa ci costeranno 30 miliardi, ma non ci fermiamo”

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Il bando Usa pesa sui conti di Huawei: il fondatore e ceo del colosso cinese delle tlc, Ren Zhengfei, ha stimato 30 miliardi di dollari in meno in termini di fatturato nell’arco dei prossimi due anni. La compagnia, ha spiegato, sarà costretta a «ridurre la produzione, ma la mossa americana non ci fermerà». Zhengfei, ha ammesso che non si sarebbe mai aspettato una così forte determinazione degli Usa contro la sua compagnia. «Penso che entrambe le parti soffriranno per la situazione e nessuno alla fine vincerà», ha detto Ren, parlando nel quartier generale di Shenzhen. Huawei, per motivi sulla sicurezza nazionale, è finita nella lista nera del commercio Usa, costringendo tutte le compagnie americane che vogliono vendere componenti a ottenere specifica approvazione del Dipartimento del commercio Usa.

Pieghevole «rimandato»

Huawei ha rimandato a settembre l’arrivo sul mercato del suo smartphone pieghevole, il Mate X. Il motivo non sarebbe legato a problemi della filiera produttiva, né alle tensioni con Google ma alla volontà di assicurarsi che il dispositivo funzioni alla perfezione. Il suo arrivo era previsto per la metà dell’anno, tra giugno e luglio, al prezzo annunciato di 2.600 dollari. Huawei procederà quindi con ulteriori test, mirato soprattutto a migliorare la qualità del display, ha spiegato al Wall Street Journal il vicepresidente di Huawei Vincent Peng. L’obiettivo, ha confermato un portavoce del gruppo Cnbc, è evitare che un intoppo possa «distruggere la reputazione del gruppo». I problemi avuti dal grande concorrente, il Galaxy Fold, avrebbero quindi indotto alla cautela anche Huawei. Il pieghevole coreano, atteso ad aprile, è scomparso dai radar. E Samsung non ha ancora fornito dettagli su una possibile data di lancio.

La dead line del 19 agosto

Il bando americano nei confronti di Huawei è congelato fino al 19 agosto. Sarà quindi attivo prima del lancio commerciale del Mate X. Che dovrebbe però avere Google Play e una licenza Android pienamente operativa perché il dispositivo è stato presentato prima che il gruppo fosse incluso nella lista nera di Trump. Il portavoce ha quindi ripetuto quello che Shenzhen dice da settimane: la prima scelta è Google, ma se non dovesse esserci un accordo, un nuovo sistema operativo cinese sarebbe pronto «entro sei-nove mesi». Anche se per ragioni diverse, è il secondo stop a un prodotto Huawei nel giro di pochi giorni. La società ha rimandato il lancio del nuovo laptop, il MateBook X Pro. Questa volta sì, per problemi legati alle tensioni con gli Stati Uniti.

Corriere.it

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