Terroni caput mundi / Il caso del Palermo mina la credibilità del pallone

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La sentenza di retrocessione spacca il fronte. Orlando e Giorgetti in prima linea

TONY SPERANDEO SOSTIENE IL PALERMO
(di Cesare Lanza per Il Quotidiano del Sud) Da un po’di tempo non si sentiva parlare di Tony Sperandeo (Palermo, 8 maggio 1953). In questi giorni il suo nome è riemerso, con la consueta passionale (e lucida) determinazione: in difesa e a sostegno del Palermo club di calcio, retrocesso in serie C per una serie di – presunti – misfatti che comunque nulla hanno a che fare con la squadra di oggi, impegnata per la promozione in serie A!, e con il pubblico, deluso dai risultati degli ultimi anni. Sperandeo confida nel ricorso e nelprocesso di revisione e giustamente se la prende con le regole inique, che coinvolgono un’intera città, mettendo insieme innocenti e colpevoli e punendo chi non ha alcuna responsabilità (in primis i giocatori) di eventuali irregolarità precedenti.

IN DIFESA DEL PALERMO Sperandeo non è solo. Dopo la sentenza del Tribunale Federale Nazionale, che ha sancito la retrocessione del club in Serie C, il Palermo fa ricorso alla Corte federale d’appello. Il presidente rosanero Albanese: “Ci aspettiamo la sospensione dei playoff dal Consiglio Federale. Poi attenderemo il verdetto del secondo grado di giudizio: continuiamo a essere fiduciosi”. Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha dato formalmente mandato all’Avvocatura comunale di verificare, anche ma non solo in accordo con la società Palermo Calcio, la possibilità di azioni legali, “quindi azioni per l’accertamento e la sanzione di irregolarità e allo stesso per la tutela dei risultati sportivi raggiunti dalla squadra”, nonché “per la tutela dell’immagine di Palermo da azioni intraprese da organi ed enti che potrebbero danneggiare la città nel suo complesso”.

CASO PALERMO, ANCHE GIORGETTI TUONA
Il sindaco ha anche incontrato, presso la sede del Coni a Roma, Giancarlo Giorgetti, al quale ha ribadito la posizione dell’Amministrazione comunale. E il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (con delega allo Sport) ha criticato la tempistica della decisione: “La giustizia è giusta quando è tempestiva. Balza agli occhi che, dopo tre anni, la decisione sia arrivata l’ultimo giorno di campionato. E’ una cosa che francamente imbarazza. Credo che tutto il sistema debba essere portato a un criterio di serietà”. Giorgetti ha usato toni molto duri: “La stessa materia i giudici della pallacanestro l’hanno presa prima della fine dell’ultima giornata. Mi dicono che fosse facoltà del consiglio direttivo quella di bloccare i playout, ma a cosa si sarebbe arrivati se la decisione fosse stata presa prima della fine del campionato regolare anche nel calcio?”, si domanda Giorgetti, che in commissione Cultura poco prima aveva tuonato: “Come accaduto lo scorso anno per il blocco del campionato a 19squadre, la teoria del fatto compiuto mi sembra lo strumento adottato per rendere ineffettivi e superflui i successivi gradi di giudizio. Credo che almeno si debba aspettare il secondo grado… Risulta strano che ci siano voluti tre, quattro anni per fare emergere una situazione che a naso qualche problema lo creava. Questa cosa imbarazza… Così la credibilità del sistema viene compromessa. C’è tutto il sostegno al mondo dello sport e in particolare al calcio, ma il sistema si deve dare una raddrizzata da solo”.

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