Uber si arrende: “Con la nuova legge su Ncc meno auto e tempi d’attesa più lunghi. Ci spiace”

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Uber alza bandiera bianca e con una mail a tutti i clienti italiani avvisa che le nuove regole renderanno di fatto inutilizzabile il servizio. Dopo l’addio di Heetch un mese fa, i tassisti incassano un’altra vittoria mettendo all’angolo il servizio di auto con conducente prenotabile attraverso app.

“Dopo mesi di dibattiti sul futuro del settore Ncc in Italia – spiega Uber – è entrata in vigore una nuova legge che richiede che ogni corsa inizi da una rimessa. Abbiamo adattato il nostro prodotto per soddisfare i nuovi requisiti e stiamo lavorando sodo per soddisfare le esigenze degli autisti e dei passeggeri che utilizzano la nostra app in Italia”.

Abbastanza perché il servizio perda tutto il suo appeal: “Dato che tutti i conducenti dovranno tornare alla rimessa più vicina dopo ogni corsa – prosegue la mail – potrebbe succedere che debbano fare una piccola deviazione prima di dirigersi verso di te. Ciò potrebbe significare tempi di attesa più lunghi e una minore disponibilità. Vogliamo scusarci in anticipo per l’inconveniente”.

Tradotto: viene a mancare il punto di forza dell’app con auto sempre disponibili in tempi più rapidi rispetto ai taxi tradizionali. “Non posso credere che l’Italia sia l’unico Paese dove c’è un tale scontro tra i tassisti e gli autisti di Uber” ha detto sul suo profilo Instagram la fashion blogger Chiara Ferragni che poi ha aggiunto: “L’Italia è l’unico Paese dove Uber non funziona a causa di una stupida legge appena approvata. I taxi sono impossibili da trovare la maggior parte delle volte e raramente accettano carte di credito e l’idea che Uber non è disponibile perché lo Stato impedisce la concorrenza con i taxi è qualcosa di incredibile”.

Il governo del cambiamento, però, ha fatto la sua scelta: sostenere i tassisti (e il loro bacino di voti) a costo di penalizzare qualsiasi forma di concorrenza. D’altra parte Lega e 5 Stelle sono sempre stati dalla parte dei taxi. Anche quando in campagna elettorale promettevano di mettere mano al settore in chiave innovativa. Una vittoria su tutta la linea per i tassisti che – forti di un sistema fondato sull’illegittima compravendita delle licenze e sugli studi di settore grazie ai quali non sono mai chiamati a dichiarare il reddito reale – hanno messo fuori gioco, uno dopo l’altro, i loro concorrenti.

“Accettiamo, seppur a malincuore, questo nuovo scenario – conclude la lettera di Uber -, ma continueremo a chiedere una regolamentazione equa che renda più semplice la vita di chi non possiede un’auto. Vogliamo essere un partner a lungo termine per le città italiane, lavorare con i taxi e tutte le parti interessate per costruire città più intelligenti e più pulite insieme”.

Giuliano Balesteri, Business Insider Italia

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