Arance tunisine contaminate dalla “macchia nera”, allarme su 162mila chili di agrumi

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Sia in aprile che in marzo le autorità fitosanitarie europee hanno intercettato arance provenienti dalla Tunisia contaminate dal fungo della ‘macchia nera‘, che danneggia la buccia degli agrumi rendendoli invendibili. Il database Europhyt conferma l’allarme dell’organizzazione agricola spagnola Asaja, che in una nota sottolinea come «l’individuazione per la prima volta di questo pericoloso fungo nelle arance tunisine» porti il patogeno nel Mediterraneo, «alle porte della Spagna e del resto dei Paesi dell’Unione europea». Proprio per il rischio macchia nera attualmente sono soggetti a controlli eccezionali alle frontiere Ue gli agrumi importati da Argentina, Brasile, Sudafrica e Uruguay.

Per evitare un contagio dalle conseguenze disastrose occorre fermare gli arrivi di agrumi dalla Tunisia che nel 2018 ne ha esportati in Italia circa 162mila chili. È quanto chiede la Coldiretti dopo che le autorità fitosanitarie europee hanno intercettato arance provenienti dalla Tunisia colpite dal fungo della «macchia nera», che danneggia la buccia degli agrumi rendendoli invendibili, sulla base del database Europhyt che conferma l’allarme dell’organizzazione agricola spagnola Asaja. Dopo l’individuazione per la prima volta di questo pericoloso fungo nelle arance tunisine occorre – sottolinea la Coldiretti – mettere in atto tutte le misure di prevenzione per evitare che si estenda nell’Unione Europea. «L’Italia – per Coldiretti – non può permettersi l’invasione di altri patogeni alieni dopo che, dalla ‘tristeza’ degli agrumi alla Xylella fastidiosa, dalla cimice moarmorata asiatica alla a Drosophila suzukii il moscerino killer fino al cinipide del castagno, hanno fatto strage dei raccolti».

La malattia è stata rinvenuta per la prima volta in Australia nel 1895 e si è progressivamente diffusa in altre regioni di produzione agrumicola come Nuova Zelanda, Cina sud-orientale, Russia orientale, Hong Kong, Indonesia, Giava, Filippine, Singapore, Kenya, Mozambico, Sud Africa, Uganda, Zambia, Zimbabwe, Argentina e Brasile. La macchia nera, continua la Coldiretti, fino ad ora non si è mai insediata in Europa, Nordamerica, America Centrale e nella regione caraibica. Coldiretti ritiene che le misure attivate fino ad oggi dall’Unione Europea per contrastare l’ingresso della macchia nera, misure che interessano solo gli agrumi destinati al mercato del fresco e non quelli destinati alla trasformazione industriale, siano «ancora insufficienti» e ricorda che la libera circolazione delle merci non deve pregiudicare la sanità delle coltivazioni di vegetali nell’Ue.

Ilmessaggero.it

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