Apple Card, come funziona la carta di credito dentro l’iPhone

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Non di solo streaming ha vissuto l’evento con cui Apple ha chiarito a utenti e investitori di avere tutta l’intenzione di cambiare rotta e dedicarsi – da ora in poi – con maggiore impegno e con obiettivi più ambiziosi ai servizi digitali. Uno di questi è l’evoluzione di Apple Pay, il sistema di pagamento che permette di trasformare l’iPhone (o l’iWatch) in una carta di credito. Apple assicura essere una delle funzionalità più di successo dei suoi dispositivi: nei soli primi mesi del 2019 sono state effettuate 10 miliardi transazioni in tutto il mondo. Ora però la società di Cupertino ha deciso di ridurre ancora di più i passaggi e fornire lei stessa la carta di credito all’utente.

Cos’è Apple Card

Si chiama Apple Card e sarà disponibile da quest’estate nei soli Stati Uniti. Anche se c’è già tutta l’intenzione di estendere il servizio in altri Paesi. Apple Card è una carta di credito virtuale, che nasce e funziona all’interno dell’app Wallet dell’iPhone. Proprio come Apple Pay, permette di effettuare transazioni semplicemente avvicinando il dispositivo al Pos e certificando la propria identità con Face ID (o altri sistemi di riconoscimento). Solo che, stavolta, non è necessaria nessuna carta di credito fisica da inserire nell’applicazione. Per utilizzarla, spiegano – ma bisognerà poi vedere i termini di servizio reali al debutto, servirà un sistema di autenticazione della persona – è sufficiente iscriversi attraverso l’iPhone. Apple si è appoggiata a due colossi del sistema bancario tradizionale per realizzare la Card: girerà su circuito Mastercard e si appoggerà a Goldman Sachs per emettere le carte di credito virtuali. E se si vuole acquistare in un negozio che non accetta Apple Pay? Per questo, verrà fornita una carta di credito reale, in titanio – senza codici, date di scadenza o firma.

Cosa cambia da Apple Pay

I vantaggi di una carta di credito incastonata nell’iPhone snocciolati al momento della presentazione sono diversi. Innanzitutto la comodità di non dover più pensare all’oggetto fisico ma poter girare (e acquistare) con l’oggetto che più usiamo ogni giorno, ovvero lo smartphone. Stando attenti a non perderlo. Inoltre, l’applicazione verrà aggiornata e arricchita di nuove funzioni: si potrà monitorare il proprio conto e vedere elencate le proprie transazioni (in modo più chiaro rispetto a una banca online tradizionale, grazie all’utilizzo di machine learning e geolocalizzazione). Ci sarà, aggiungono, anche un servizio di assistenza raggiungibile via chat. La sicurezza delle transazioni è garantita dallo stesso chip che protegge tutti i movimenti che già passano attraverso Apple Pay, il Secure Element. La promessa è quindi che nessuna informazione sulle nostre transazioni verrà sfruttata per la profilazione. Nessuno, nemmeno Apple, potrà vedere cosa acquistiamo o quanto spendiamo attraverso la Card. E questa è una promessa su cui Apple punta molto per differenziarsi dai suoi rivali digitali, spesso finiti in tempeste di accuse per il trattamento della privacy. La sua intenzione di lanciarsi nel mondo dei servizi è accompagnata dalla volontà di offrire qualcosa di diverso anche in questo senso. Perché scegliere la loro piattaforma streaming o, in questo caso, la loro carta di credito? Perché, dicono, saranno tutti costruiti in una confort zone, dove cosa l’utente fa nel suo tempo libero non viene spiato e fatto fruttare. Apple ha anche detto che con la sua Apple Card non verranno pagate né tasse né interessi. Anzi, ci saranno dei premi.

Il Cash Back

Il sistema si chiama Daily Cash, ovvero «contante giornaliero» e permette all’utente di recuperare una piccola percentuale dalla somma che ha versato in una transazione. Il 2 per cento, che aumenta al 3 per cento per gli acquisti all’interno di un Apple Store (e diminuisce all’1 per cento per quelli fatti con la carta di credito in titanio). Il sistema di recupero credito, chiamato «Cash Back» è già piuttosto diffuso negli Stati Uniti, ma solitamente per caricare la micro-cifra di rientro sul conto corrente ci vuole molto tempo. Il valore aggiunto che vuole dare Apple è che il «premio» verrà consegnato all’utente nel giro di pochissimo tempo – anche nella stessa giornata – e potrà sfruttarlo sin da subito.

Cosa non sappiamo

Non ci sono grandi differenze con una carta di credito tradizionale da utilizzare attraverso sistemi di pagamento digitale – oltre Apple Pay, esistono servizi simili forniti anche dai suoi rivali – a parte la comodità di poter saltare un passaggio, dimenticarsi della carta di credito e poter gestire il proprio conto direttamente attraverso un’applicazione. Ancora mancano dettagli: come funzionerà l’iscrizione al servizio, ad esempio, o se effettivamente ci saranno o meno interessi annuali. Ciò su cui punta Apple – e il motivo per cui Apple Card può funzionare, soprattutto negli Stati Uniti – è comunque la solidità della sua platea di utenti, che entrati nell’ecosistema chiuso fatto di hardware e software in costante dialogo, accettano di buon grado le novità fornite dalla società di Cupertino. Senza chiedersi cosa potrebbe succedere al proprio portafoglio se un giorno dovessero decidere di cambiare smartphone.

Michela Rovelli, Corriere.it

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