Crimea, arriva Putin per il quinto anniversario dell’annessione

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Vladimir Putin oggi sarà in Crimea per celebrare il quinto anniversario dell’annessione della penisola, conquistata dalla Russia nel febbraio-marzo del 2014 con un’invasione militare e un controverso referendum non riconosciuto dalla comunità internazionale. Concerti, spettacoli e flash mob sono in programma in tutta la Russia e Putin è atteso nelle due principali città della penisola: Simferopoli e Sebastopoli, che ospita la principale base della Flotta Russa del Mar Nero. Il leader del Cremlino ha visto la sua popolarità toccare livelli da record in patria dopo l’annessione della Crimea, e oggi sfrutterà l’anniversario per rilanciare la sua immagine, leggermente offuscata dall’aumento dell’età pensionabile annunciato la scorsa estate.

Putin assisterà, probabilmente in videoconferenza, all’inaugurazione delle centrali termiche di Balaklava e Tavria. E’ un modo per sottolineare che Mosca sta investendo nello sviluppo della penisola che ha strappato cinque anni fa all’Ucraina facendo franare i rapporti con l’Occidente e attirandosi le sanzioni di Ue e Usa. La Russia in questi anni ha costruito diverse centrali energetiche in Crimea, che dipendeva largamente dalle forniture elettriche che le giungevano dai territori ucraini controllati dal governo di Kiev.

Putin naturalmente non trascurerà il lato patriottico nella sua visita in Crimea: farà tappa al complesso monumentale di Malakhov Kurgan, dove renderà omaggio ai caduti dell’assedio di Sebastopoli del 1854-55 e della battaglia di Crimea nella Seconda guerra mondiale. Nella regione di Mosca è invece atteso un flash mob in cui migliaia di persone danzeranno assieme il Valzer di Sebastopoli, una celebre canzone degli anni Cinquanta dedicata alla città crimeana. Mentre a Yalta, in Crimea, altre 2.000 persone si uniranno per formare insieme il tricolore russo.

Quella che i russi celebrano oggi è chiamata «Festa della Riunificazione tra la Crimea e la Russia». Si commemora il Trattato di Unificazione della Crimea firmato da Putin il 18 marzo del 2014, cioè appena due giorni dopo il referendum in cui, stando al Cremlino, il 97% degli abitanti della penisola – già occupata militarmente – si espresse a favore dell’ingresso della regione nella Federazione Russa. Parlando di «riunificazione» e di «ritorno della Crimea», le autorità russe cercano di legittimare con la carta dell’identità culturale della penisola russofona un’annessione che viola il diritto internazionale. La Crimea fu conquistata da Caterina II nel XVIII secolo e passò all’Ucraina nel 1954 per volere di Krusciov. Ma allora non c’erano confini statali tra Russia e Ucraina, entrambe parte dell’Urss.

«Per noi – ha detto nei giorni scorsi la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova – la questione della Crimea è decisa per sempre perché la riunificazione con la Russia è stata il risultato della libera volontà della gente della penisola». Mosca viola però i diritti fondamentali di chi è contrario all’annessione. E’ il caso dei tatari di Crimea, un’importante minoranza etnica a maggioranza musulmana e in gran parte contraria all’occupazione russa della penisola. In questi anni i tatari sono stati sottoposti a gravi pressioni da parte delle autorità, che hanno chiuso la loro emittente televisiva e hanno addirittura soppresso il loro parlamento, il Mejlis, definendolo «un’organizzazione estremista». Alcuni cittadini russi sono finiti persino in carcere per aver espresso su internet la propria contrarietà all’annessione, che non viene riconosciuta neanche da uno stretto alleato di Mosca come la Bielorussia.

Ieri l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini ha sottolineato come quella della Crimea resti una ferita aperta. «L’Ue – ha detto – mantiene il suo fermo impegno a favore della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina».

La Russia ha di fatto conquistato la Crimea con un’operazione militare. Il Cremlino inizialmente negò che gli uomini armati e senza insegne di riconoscimento che andavano impossessandosi dei punti strategici della penisola – i cosiddetti «omini verdi» – fossero soldati russi. Ma lo ammise successivamente. I rapporti tra Mosca e Occidente sono poi peggiorati ulteriormente con il conflitto nel Sud-Est ucraino, dove la Russia sostiene militarmente i separatisti. Oltre 13.000 persone hanno finora perso la vita in questa guerra nel cuore dell’Europa.

Giuseppe Agliastro, La Stampa

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