Il New York Times sbatte i Benetton in prima pagina

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Sul quotidiano Usa finiscono le fortune della famiglia imprenditoriale: dal marchio tessile alle infrastrutture, il “fallimento sistemico” del capitalismo di relazione all’italiana

Il New York Times sbatte i Benetton in prima pagina. Il crollo del ponte Morandi a Genova “getta una luce cruda” sulla famigliaper il suo impero dell’abbigliamento e che controlla Autostrade. Il giornale Usa con un lungo articolo racconta l’ascesa nell’imprenditoria italiana della famiglia Benetton, partita dal tessile e approdata successivamente, dopo la privatizzazione, alle autostrade italiane, una gallina dalle uova d’oro per le casse dei Benetton.

“Il caso espone quello che i critici definiscono una profondo fallimento sistemico di come l’Italia ha privatizzato le sue strade. Autostrade ha raccolto enormi profitti e acquisito così tanto potere che lo stato è diventato un regolatore passivo”, scrive il New York Times nell’articolo che apre anche il sito online.

“Anche se non ci sono prove del fatto che i risultati delle ispezioni siano stati manipolati, Autostrade di fatto regola se stessa, perchè la società responsabile dei controlli di sicurezza è controllata dalla casa madre di Autostrade”.

Al di là dell’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi, il New York Times si concentra quindi sulle modalità con le quali i patron di Autostrade sono riusciti a creare la loro fitta rete di relazioni con il controllore pubblico che per anni gli ha permesso di acquisire sempre maggiore forza contrattuale ed economica. “Non c’è dubbio che il contratto di Autostrade sia straordinariamente favorevole – e redditizio – per i Benetton. La durata è fino al 2038 e consente ad Autostrade di aumentare i pedaggi anno per anno”. I Benetton si sono sempre difesi sostenendo di non aver mai aumentato le tariffe oltre l’1% annuo.

Il NYT ha provato a contattare l’azienda ma le richieste di commento sono state respinte. Il quotidiano ricorda come la capacità di produrre abili campagne pubblicitarie per i prodotti di abbigliamento ha contribuito alla sua immagine positiva presso l’opinione pubblica, ora completamente rovesciata in seguito al crollo del Ponte, coda finale della parabola dei Benetton e sintesi perfetta del disordine economico e politico italiano, frutto anche del capitalismo di relazione. Quando nel Dopoguerra venne avviata la costruzione del Ponte di Genova, era subito assurto a simbolo “dell’abilità ingegneristica italiana e del gusto estetico. E’ stato privatizzato quando l’Italia ha deciso di ridurre il suo debito e rientrare nei parametri necessari per l’ingresso nell’Eurozona. Ed è crollato mentre l’economia italiana è in stagnazione e la politica che ha prodotto la privatizzazione di Autostrade è oggetto del disprezzo populista”.

Per quanto il marchio Benetton venga associato alla linea d’abbigliamento, oggi solo il 5 per cento del suo portafoglio fa capo al tessile. Il 50% invece proviene dalla gestione di infrastrutture. All’epoca, negli anni ’90, l’Italia affrontava lo sforzo delle privatizzazioni per racimolare risorse prima dell’ingresso nell’euro. “I Benetton hanno guidato un consorzio di investitori che ha pagato 2,8 miliardi di euro, per un valore di circa 4,5 miliardi di dollari se corretti all’inflazione, per una partecipazione del 30 percento nella società. Il resto è stato venduto al pubblico, attraverso la Borsa italiana”, ricorda il NYT.

Così è iniziata la scalata del concessionario Autostrade, divenuta nel tempo “una potenza politica, acquisendo forza che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, perennemente sottofinanziato”. Insomma, un rapporto di forza in cui il privato è più forte del pubblico. Anche da questo ne deriva il fatto che il controllore di Autostrade era una società di Atlantia, la Holding dei Benetton per le infrastrutture.

“Per decenni, Spea Engineering, un’azienda con sede a Milano, ha eseguito ispezioni sul ponte. Anche se nominalmente indipendente, Spea è di proprietà della società madre di Autostrade, Atlantia, e Autostrade è anche il principale cliente di Spea. Gli uffici di Spea a Roma e altrove sono ospitati all’interno di Autostrade”.

Huffingtonpost

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