Torino, Appendino pronta al rimpasto: via l’assessore all’Istruzione Patti

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La resa dei conti è arrivata. Dopo settimane – mesi, anzi – di logoramento, voci mai smentite, attacchi da parte del Movimento 5 Stelle, Chiara Appendino e Federica Patti, l’assessora all’Istruzione, si ritrovano faccia a faccia. E dovranno decidere il da farsi.

Non è un mistero che i consiglieri di maggioranza abbiano da tempo messo nel mirino l’assessora che, come tutti i suoi colleghi (eccetto Alberto Unia), è stata scelta direttamente dalla sindaca e non fa parte del Movimento 5 Stelle. Le imputano di non aver saputo gestire il caso del panino da casa, la sentenza del Tribunale che ha concesso alle famiglie di mandare i figli a scuola con il pasto preparato da casa, il nuovo appalto delle mense – aggiudicato con un forte ribasso e poi sospeso per via dei ricorsi al Tar – e infine i pesantissimi disservizi di Tundo, la ditta che gestisce per conto del Comune il trasporto dei disabili, studenti compresi.

I consiglieri grillini – che da un anno a questa parte hanno mostrato di poter condizionare in maniera decisiva le scelte di Appendino – spingono perché a Patti vengano tolte le deleghe Vorrebbero sostituirla con Barbara Azzarà, consigliera oltre che insegnante, o con una figura legata al Movimento, magari l’ex deputata Silvia Chimienti. Anche Appendino non sembra particolarmente benevola nei confronti della sua assessora: negli ultimi mesi non l’ha mai difesa né ha smentito le voci di un cambio. Vorrebbe sostituirla ma preferirebbe che fosse lei a dimettersi.

Oggi si giocherà una partita a scacchi. La sindaca potrebbe chiedere a Patti di lasciare, agitando lo spettro della mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra. Il capogruppo del Pd Stefano Lo Russo oggi chiederà che venga discussa già lunedì. La scelta spetta ai Cinquestelle; se accoglieranno la richiesta sarà un segnale esplicito, una forma di pressione a Patti ma anche ad Appendino. Ed è un elemento su cui la sindaca potrebbe giocare: se non lasci i consiglieri ti voteranno contro e io non potrò fermarli.

L’assessora però non intende farsi da parte. In questi giorni, con colleghi, consiglieri e collaboratori, si difende: «Sono fiera di quello che ho fatto e di come l’ho fatto. Ho lavorato con serietà e passione, affrontando moltissime difficoltà. Di che cosa dovrei avere paura? E perché dovrei andarmene?». Della serie: se vogliono, mi caccino.

Dalla sua Patti ha un argomento non da poco: vedersi sfiduciata dalla maggioranza sarebbe un colpo per lei ma più ancora per la sindaca, che darebbe l’impressione di non guidare la sua maggioranza ma di esserne guidata. Ecco perché, come spesso accade, la scelta spetta a lei e probabilmente, se davvero ha deciso di sostituire Patti, dovrà toglierle le deleghe come fece con Stefania Giannuzzi a giugno del 2017.

Andrea Rossi, La Stampa

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