La grande moda italiana. Le dieci aziende al top.

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Qualità, manifattura, stile, attenzione ai dettagli, passione, buon gusto e artigianalità sono le principali caratteristiche che rendono unico il made in Italy e fanno dell’Italia un’eccellenza mondiale nel settore della moda, conquistando i mercati di tutto il mondo. A tenere alta la bandiera sono le più grandi case di moda che hanno fatto la storia del prêt-à-porter di lusso, prestigiosi marchi che fanno sfilare i propri capi sulle celebri passerelle delle capitali della moda, segnando il trionfo dello stile italiano nel mondo. Gucci, Prada, Valentino sono solo alcune delle maison che esaltano la genialità e la tradizione artigianale e tessile italiana, confermandone la fama e la superiorità, segno che il design italiano fa ancora scuola! I nomi importanti sono tanti, diventa difficile sceglierne solo alcuni, ma abbiamo stilato una classifica… Di seguito l’elenco delle dieci più famose case di moda italiane nel mondo (in ordine alfabetico):

GIORGIO ARMANI

Fondato nel 1975 da Giorgio Armani e Sergio Galeotti a Milano
Fatturato: 2,5 miliardi di euro
CEO e Direttore Creativo: Giorgio Armani

È il secondo gruppo italiano per fatturato dopo Prada. E’ stato per esempio scelto di volta in volta per le divise di Alitalia negli anni Novanta, per quelle dell’Italia nelle Olimpiadi di Rio 2016 e anche per quelle invernali ora in corso. Nell’ultimo anno Armani ha riorganizzato le sue numerose collezioni, che coprono svariati prodotti, dall’abbigliamento agli accessori agli occhiali, e che sono rivolte a varie età e disponibilità economiche, dalla haute couture, cioè l’alta moda, di Armani Privé alla linea più accessibile e giovane di A/X Armani Exchange.

 

DOLCE & GABBANA

Fondata nel 1985 a Legnano da Domenico Dolce e Stefano Gabbana
Fatturato: 1,30 miliardi di euro
Direttori creativi: Domenico Dolce e Stefano Gabbana
CEO: Dan Rothmann

È uno dei marchi di moda italiani più famosi al mondo, che ha vestito star come Madonna, Beyoncé e Monica Bellucci, celebre anche per i profumi e per le campagne pubblicitarie provocatorie e sensuali. Lo stile dell’azienda è legato a una certa idea di moda italiana molto legata alla tradizione, in particolare alla Sicilia e al Sud Italia, ma rielaborata e resa esuberante, erotica e giocosa, piena di ricami, stampe e pizzi.  Il 21 novembre scorso Dolce&Gabbana ha dovuto cancellare la sfilata “The Great Show”, a Shanghai, a causa della bufera creatasi per la campagna social accusata di razzismo e sessismo in cui una giovane modella asiatica cercava invano di mangiare tre tipici piatti della tradizione culinaria italiana con le bacchette. La polemica si è poi infiammata quando sono apparsi sul web una serie di messaggi offensivi sulla Cina scritti da Stefano Gabbana. In seguito al danno d’immagine, lo stilista ha cercato di giustificarsi inutilmente, sostenendo che si trattava di un hackeraggio… I due stilisti hanno poi realizzato un video di scuse per la Cina.

FENDI

Fondato nel 1925 da Edoardo Fendi e Adele Casagrande a Roma
Fatturato: 1 miliardo di euro
Direttore creativo: Karl Lagerfeld, Silvia Venturini Fendi
CEO: Serge Brunschwig
Gruppo LVMH
AD: Pietro Beccari

Famosa casa di moda romana, inizialmente doveva essere un piccolo negozio di pellicce con annesso laboratorio in via del Plebiscito, a Roma. In realtà il laboratorio di pellicceria fu aperto nel 1918 dalla Casagrande alla giovane età di 20 anni, in seguito al matrimonio la denominazione cambiò in Fendi. Ottennero subito il successo a partire dagli anni ’30 grazie alla vendita delle raffinate pellicce, acquistate dalle ricche sonore in visita alla città eterna. Dalla scomparsa di Edoardo Fendi, a capo dell’impero Fendi vedremo solo donne. Una storia di donne, un’azienda matriarcale arrivata oggi alla quinta generazione. Paola, Anna, Franca, Carla e Alda furono le cinque figlie di Edoardo che presero le redini dell’attività.Da allora fino ad oggi il marchio Fendi è diventato simbolo di un impero del lusso, che dalla pellicceria si è espansa alla linea uomo, donna, bambino, profumo e casa. Nel 1987 fece il suo ingresso in azienda Silvia Venturini Fendi che oggi è il direttore creativo della collezione uomo e degli accessori, mentre Karl Lagerfeld si occupa delle pellicce e del ready to wear femminile.

GUCCI

Fondata nel 1921 da Guccio Gucci a Firenze
Fatturato 2016: 4,4 miliardi di euro
Direttore creativo: Alessandro Michele
Presidente e CEO: Marco Bizzarri
Gruppo Kering (Francia)

Da quando, nel gennaio 2015, Alessandro Michele è stato nominato direttore creativo, Gucci è diventata l’azienda di moda del momento, cosa che si è vista oltre che nell’ accresciuto prestigio di immagine anche nel fatturato. Lo stilista ha messo da parte le linee pulite, la funzionalità e il tocco di stile che ci si aspetta da una casa di alta moda italiana. In un mondo dominato da uno spietato minimalismo, qui si va nella direzione opposta. E ha funzionato. Gucci ha la sede legale a Firenze ma appartiene al gruppo del lusso francese Kering di proprietà di François Pinault, di cui nel 2016 ha coperto il 52 per cento del fatturato complessivo, 8,4 miliardi di euro. In quell’anno il fatturato di Gucci è cresciuto del 12 per cento rispetto al 2015.

 

MAX MARA

Fondata nel 1951 da Achille Maramotti a Reggio Emilia
Fatturato: nel 2008 il fatturato è stato di 1,25 miliardi di euro, nel 2016 ha toccato 1,43 miliardi.
Direttore creativo: Ian Griffiths
Presidente: Luigi Maramotti

In Italia, Max Mara viene chiamato “Il Gigante Silenzioso”. Si tratta di una di quelle rare case di moda che riescono a combinare successo critico e crescita commerciale. È una società da 1,558 miliardi di euro di giro d’affari ancora di proprietà dei discendenti del fondatore, Achille Maramotti, ed un grande esempio di famiglia, prima ancora che di azienda familiare, italiana.Una famiglia, inoltre, leggendaria per la sua discrezione e riservatezza. Ed orgogliosa di aver fondato una società creativa che garantisce un’occupazione stimolante a lungo termine a 4.700 dipendenti nel mondo, localizzati soprattutto a Reggio Emilia, antica città romana oggi diventata un grazioso e sonnolento salottino, in mezzo alla Pianura Padana. Dopo la morte di Achille, i suoi figli Luigi, Ignazio e Ludovica hanno ereditato l’azienda.

MOSCHINO

Fondata nel 1983 dallo stilista Franco Moschino.
Fatturato: 122,3 milioni di euro
Direttore Creativo: Jeremy Scott
CEO (direttore generale): Gabriele Maggio

È il 1983 quando Franco Moschino presenta, durante la settimana della moda milanese, la sua prima collezione donna.  In pochi anni Moschino riuscì a ottenere grande successo grazie allo stile vivace e talvolta provocatorio con cui rivisitava i capi della tradizione sartoriale – come i tailleur e le giacche – in chiave più pop. Il tempo passa passa e Franco Moschino rimane sulla cresta dell’onda, al punto che nel 1985 affianca alle collezioni donna una linea di prêt-à-porter maschile. Nel 1994, a poco più di dieci anni dalla nascita della sua Maison, Franco Moschino viene colto da un attacco di cuore e muore. La direzione creativa viene affidata a Rossella Jardini, braccio destro dello stilista e suo secondo. Il 1999 è l’anno dei cambiamenti. L’azienda è rilevata da Aeffe che, come primo impegno, si impone di aprire boutique in tutto il mondo.  Il 28 Ottobre del 2013 è una data da ricordare in casa Moschino: dopo diciannove anni di direzione creativa, Rossella Jardini cede il testimone al talentuoso e chiacchierato stilista Jeremy Scott.

PHILOSOPHY BY LORENZO SERAFINI

Fondata nel 1984 da Alberta Ferretti
Fatturato: Aeffe archivia il 2017 con un utile netto di 11,5 milioni, dai 3,6 milioni del 2016 e con un ebit da in crescita del 45% a 36,6 milioni.
Direttore creativo: Lorenzo Serafini
Gruppo Aeffe
Presidente: Massimo Ferretti
Vicepresidente: Alberta Ferretti

Alberta Ferretti nel 1974 firma la sua prima collezione e nel 1980 fonda con il fratello Massimo l’azienda Aeffe. Nel 1981 apre lo showroom a Milano, due anni più tardi le sue creazioni debuttano nelle passerelle milanesi. Aeffe Group e le sue conquiste nella moda. L’azienda è in costante espansione, così nel 1984 nasce la seconda linea Philosophy by Alberta Ferretti, dal 2014 rinominata Philosophy by Lorenzo Serafini. Nel 2017 il gruppo conosce un boom esorbitante chiudendo l’anno con un utile netto pari a 11,5 milioni di euro, in crescita a tripla cifra (+216%) rispetto all’utile di 3,6 milioni di euro del 2016, con ricavi consolidati a 312,6 milioni di euro (+11,4%). L’Italia rappresenta il primo mercato con un peso del 48,7% sui ricavi complessivi, con vendite in aumento del 20,7%. Sempre nel 2017 la collezione di maglioni in cashmere di sette colori diversi per ogni giorno della settimana è stata una delle più copiate, riportando a galla il dibattito senza fine della lotta alla contraffazione.

PRADA

Fondata nel 1913 da Mario e Martino Prada a Milano
Fatturato: 3,2 miliardi di euro
Direttore Creativo: Miuccia Prada
Presidente: Carlo Mazzi
CEO: Patrizio Bertelli e Miuccia Prada

Un po’ superata da Gucci, è stata a lungo l’azienda italiana più cool e desiderata – non a caso il titolo del film, Il diavolo veste Prada –, che ha diffuso in Italia lo stile cosiddetto ugly-chic, il brutto considerato bello. L’azienda, quotata in borsa, è guidata da Miuccia Prada, nipote del fondatore Mario e direttrice creativa del marchio, e dal marito, Patrizio Bertelli, che ne posseggono l’80 per cento; nata come negozio di pelletteria di lusso in Galleria Vittorio Emanuele, divenne ben presto l’azienda di accessori da viaggio dell’aristocrazia europea. Per le vendite sono sempre fondamentali scarpe, pellame, occhiali e borse; queste sono tra i maggiori successo di Prada, in particolare quelle degli anni Novanta in pocono, un particolare tipo di nylon riproposto nell’ultima collezione di alta moda. Negli ultimi anni le vendite sono un po’ diminuite a causa della crisi generale del mondo del lusso e nel 2016 il fatturato è stato del 10 per cento in meno rispetto al 2015, che aveva toccato 3,55 miliardi di euro. Nel primo semestre del 2017 i ricavi sono scesi del 5,5 per cento, arrivando a 1,5 miliardi di euro; l’utile è diminuito del 18 per cento, arrivando a 115,7 milioni di euro.

VALENTINO

Fondato nel 1957 da Valentino Garavani a Roma
Fatturato: 1,164 miliardi di euro
Direttore creativo: Pierpaolo Piccioli
CEO: Stefano Sassi

“Io creo sempre per le persone romantiche”, parola di Valentino Garavani, l’ultimo imperatore della moda. Il marchio nacque nel 1957 quando lo stilista aprì una casa di moda a Via Condotti a Roma insieme ad alcuni soci, fra cui suo padre. Gli alti costi di gestione, unitamente al suo gusto per il lusso , portarono i soci a ritirarsi dall’attività e facendo rischiare la bancarotta evitata grazie all’entrata nella società di Giancarlo Giammetti, studente di architettura con il quale Garavani riavviò la casa di moda, occupandosi esclusivamente dell’aspetto creativo, e lasciando al socio l’aspetto finanziario. Quando Valentino si è ritirato nel 2007, Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli sono stati nominati direttori creativi della linea di accessori Valentino e l’anno seguente  direttori creativi dell’intera linea Valentino. Nel 2016 la prima lascia la maison e Pierpaolo Piccioli è nominato unico Direttore Creativo.

VERSACE

Fondato nel 1978 da Gianni Versace a Milano
Fatturato: 668 milioni di euro (2017)
Direttore creativo: Donatella Versace
CEO: Jonathan Akeroyd

Quando 21 anni fa venne assassinato Gianni Versace, fondatore della celebre maison di moda, si pensava che l’azienda sarebbe morta insieme a lui. E invece, pur attraversando un momento di forte crisi durata diversi anni, come un’araba fenice la società si è ripresa grazie anche all’impegno della famiglia che ha proseguito a detenerne il controllo. Nel 2004 arriva Giancarlo Di Risio come ad del gruppo e riesce con un drastico taglio dei costi a rimettere l’azienda in piedi. Il posto di direttore creativo del brand passa a Donatella Versace. Nel febbraio 2014 il 20% della controllante GiVi holding (il 30% in mano a Santo Versace, il 20% a Donatella Versace, il 50% a Allegra Versace Beck) viene acquisito dall’americano Blackstone Group per 150 milioni di euro. La storia del brand prosegue grazie alla grinta di Donatella Versace che è riuscita a tenere fede all’eredità colossale lasciatagli dal fratello. Nel settembre 2018 l’azienda è ceduta allo stilista americano Michael Kors, la famiglia Versace avrà una quota di minoranza nella nuova società capogruppo, la Capri Holdings.

In ascesa 

COMPAGNIA ITALIANA

Questi elencati sono “i dieci big” della moda italiana: si conferma così il ruolo di primo piano delle aziende italiane nel mondo del lusso. Ma non dobbiamo soffermarci solo sui big e il loro mondo dorato, moltissime sono le piccole-medio imprese italiane che predominano nel settore della moda di alta gamma accessibile. Un nome su tutti: Compagnia Italiana, brand di abbigliamento femminile che fa capo alla Società Ci Moda spa, con sede a Roma. La direzione creativa della linea d’abbigliamento è affidata a Francesca Strappini, colei che interpreta i “mood” e dirige i collaboratori come una regista. Fondata negli anni novanta, Compagnia Italiana è nata come marchio di moda giovane, per una ragazza t-shirt e jeans, ma col crescere dell’azienda il target è cambiato: si è evoluto verso uno stile più sofisticato e raffinato, rivolgendosi a una donna più adulta, una donna con potere d’acquisto. “Una donna indipendente, una libera professionista che ha bisogno di un outfit impeccabile dalla mattina alla sera, che non passa inosservata e non è mai fuori luogo, noi vogliamo fare la differenza così” spiega Lucia Lancia, Responsabile Comunicazione di Compagnia Italiana. Il brand si propone di poter dare ad una donna un outfit originale, con quel qualcosa in più, da indossare ovunque e in qualsiasi momento della giornata. Non si tratta di dettare stile ma di raccontare un certo tipo di donna: “Per la collezione autunno-inverno 2020 ci siamo ispirati a Patti Pravo, lei è contemporanea, androgina. E’ un personaggio che abbiamo rivisitato, così abbiamo fatto con Amanda Lear e Bianca Jagger, quest’ultima più internazionale, una donna rock-chic e rivoluzionaria degli anni settanta”. L’intento però è anche quello di vestire una donna che non osa, allargare gli orizzonti e cercare di prendere un po’ tutte le donne e considerare l’utilità del capo: “Nella nostra collezione trovi sia il vestito incantevole che il tailleur da laurea. Bisogna dare la possibilità alle persone di vestirsi per occasioni non necessariamente mondane.” Accanto a Compagnia Italiana, Ci Moda Spa ha lanciato qualche anno fa Kate by Laltramoda, marchio di abbigliamento donna ready-to-wear. Due dinamiche completamente diverse: Compagnia Italiana è un programmato cioè tutto viene pensato e strutturato e organizzato un anno prima, abbraccia uno stile che permane, c’è uno stile preciso. Kate è un prontomoda che invece segue le tendenze e vuole dare ai clienti ciò che desiderano. Compagnia Italiana è presente in tutta Italia ed Europa, ma il loro negozio storico si trova a Via del Babuino, a Roma.

Romina Nizar

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