Il Parlamento Ue chiude i porti alle Ong. Decisivo il voto M5S

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La questione dei salvataggi nel Mediterraneo spacca la «coalizione Ursula» a Strasburgo, dove si cementa una maggioranza formata da Ppe, conservatori e sovranisti. Ma soprattutto alimenta nuove tensioni nella coalizione di governo in Italia: Pd e Italia Viva accusano il M5S di essere «in continuità con la Lega» sul tema dei migranti. E tra i dem si alza la voce chi, come Matteo Orfini, si oppone alla creazione di un campo riformista (copyright Dario Franceschini) con i grillini: «Aprite gli occhi» avverte i compagni di partito l’ex presidente. Critiche rispedite al mittente dai Cinque Stelle, che ribaltano le accuse sui colleghi del Pd. In tutto questo, Matteo Salvini osserva soddisfatto dalla riva del fiume. «A Strasburgo c’è stata una grande vittoria della Lega».

Il pomo della discordia è una risoluzione votata ieri dall’Europarlamento: il testo difendeva le attività di salvataggio in mare e chiedeva a tutti gli Stati di aprire i porti alle navi delle Ong. Un atto non giuridicamente vincolante, ma estremamente significativo dal punto di vista politico. Il risultato è che l’emiciclo si è diviso nettamente in due: centro-destra contrario, centro-sinistra a favore. La risoluzione è stata respinta per due soli voti (290 contro 288). Decisivi per la bocciatura i parlamentari grillini che hanno deciso di astenersi.

Sconsolato l’eurodeputato Pietro Bartolo, eletto con il Pd: «È incredibile. Ci occupiamo di salvare le bestie, ma non gli esseri umani – si sfoga il medico di Lampedusa uscendo dall’Aula -. L’altro giorno abbiamo deciso di difendere le api, oggi abbiamo deciso di non salvare gli esseri umani». Diametralmente opposto il parere di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. «Abbiamo evitato una risoluzione che chiedeva di garantire porti sempre aperti per le navi delle Ong» aggiunge il forzista Antonio Tajani.

La questione dei porti chiusi è stata il vero detonatore che ha fatto saltare la risoluzione, nella quale si chiedeva anche di svuotare i centri per migranti in Libia e di aprire i corridoi umanitari. Il testo approvato dalla commissione Libe (sostenuto da liberali, socialdemocratici, verdi e sinistra) invitava «tutti gli Stati membri a mantenere i loro porti aperti alle navi delle Ong». Il M5S aveva presentato un emendamento per aggiungere un paio di «condizioni», come il rispetto delle «convenzioni internazionali e di altre norme applicabili». Una formulazione ambigua che serviva a richiamare le leggi nazionali (come il decreto Salvini) e dunque a mettere paletti. Verdi e socialdemocratici, convinti dai grillini a sostenere quegli emendamenti, davano invece una lettura meno restrittiva. Per sgombrare il campo dagli equivoci, gli ecologisti e i socialisti (gruppo di cui fa parte il Pd) hanno votato a favore di un emendamento dei liberali molto chiaro: porti aperti alle navi Ong per far sbarcare i migranti salvati.

L’approvazione di questo emendamento ha però fatto decadere quello voluto dai grillini, che hanno così deciso di non votare a favore del testo finale. «Troppo vago e polarizzato» secondo Laura Ferrara (M5S). Secondo Andrea Marcucci (capogruppo dei senatori Pd), il comportamento dei Cinque Stelle pone un «problema rilevantissimo». Da Strasburgo gli ha subito replicato Ignazio Corrao (M5S), che ha scaricato la responsabilità sugli eurodeputati dem: colpevoli – a suo dire – di aver sostenuto l’emendamento dei liberali e di aver così provocato l’astensione dei grillini. «Ma ti rendi conto di quello che avete fatto? – gli ha risposto su Twitter il dem Pierfrancesco Majorino -. A volte siete incomprensibili». Intanto la nave Ocean Viking, con a bordo 104 persone, è da cinque giorni al largo di Linosa in attesa che le venga assegnato un porto in cui attraccare.

Marco Bresolin, La Stampa