L’effetto di Greta Thunberg sul voto europeo

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In quasi tutti i Paesi europei i Verdi hanno registrato ottimi risultati, e in Europa avranno un peso importante negli equilibri dell’Europarlamento. Manca all’appello l’Italia

Gli elettori dei principali Paesi europei – ad eccezione dell’Italia – soprattutto quelli più giovani, hanno risposto alla crisi climatica e ambientale con una scelta netta alle urne, consentendo all’onda verde di raggiungere l’Europarlamento.

Il trionfo dei partiti ambientalisti dalla Germania alla Francia, passando per Irlanda e Gran Bretagna, assicurano ai verdi 70 seggi a Strasburgo, contro i 52 nel Parlamento uscente. I verdi diventano così un interlocutore maggiormente accreditato, che i due gruppi principali – il Partito Popolare Europeo (PPE) e i social-democratici (SD) – dovranno consultare per riuscire a far approvare testi legislativi.

Ad aver contribuito ad un risultato così significativo sono sicuramente le iniziative di sensibilizzazione e protesta messe in atto nei scorsi mesi da attivisti, ong e altri gruppi di pressione, a cominciare dai più giovani, guidati dalla loro icona, la 16enne svedese Greta Thunberg e i suoi ‘Fridays For Future‘.

Sulla scia degli scioperi del venerdì, ai quattro angoli dell’Europa sono nati diversi gruppi – tra cui il movimento ‘Youth for Climate‘ – che hanno accresciuto la consapevolezza dell’emergenza climatica ed ambientale e hanno ottenuto il supporto di sindacati, lavoratori e altre categorie sociali.

È stato strategico anche lo sciopero globale per il clima di venerdì scorso, alla vigilia del voto, con 2260 cortei in 90 paesi nel mondo, per avvertire che si trattava di “elezioni climatiche”. Così è stato. In Germania, a sorpresa, per la prima volta nella storia I Verdi (Bundnis 90/Die Grunen) diventano la seconda forza politica nazionale con il 20,8%, riuscendo a bloccare la strada all’ultradestra dell’AfD.

Hanno raddoppiato il risultato del 2014, spodestando i Social-democratici (SPD) dal loro tradizionale secondo posto. “Questo è un Sunday for Future”, ha esclamato il leader dei verdi, Sven Giegold. In Francia la lista Europe Ecologie Les Verts (EELV) guidata da Yannick Jadot ha riscontrato un successo clamoroso, diventando la terza forza politica nel Paese – con 13,47%, e 13 seggi sui 73 che spettano a Parigi – schiacciando la sinistra radicale di Jean-Luc Mèlenchon e forze politiche storiche, tra cui il Parti socialiste.

“Siamo parte di un’onda verede europea, il segnale dei francesi è chiaro: l’ecologia sia al centro della nostra vita e del dibattito politico”, ha dichiarato Jadot. Stessi exploit in Austria, dove Die Grunen ha raddoppiato i consensi (20,5%) e in Irlanda, con il candidato del Green Party, Ciaran Cuffe, forte di un 23% nella circoscrizione di Dublino, prima forza politica nella capitale.

In Gran Bretagna, dove la posta in gioco si focalizzava sulla Brexit, il Green Party è riuscito a raddoppiare il suo precedente risultato, raggiungendo il 12,4%, sconfiggendo i Conservatori di Theresa May.

In Svezia, patria di Greta, i Verdi hanno raggiunto il 9,5%; nei Paesi Bassi buon risultato per il Goelinks, che avrà tre europarlamentari. Plauso dai giovani attivisti da mesi in prima linea nelle proteste.

Veronique Virgilio, Agi