Il piano di Trump per i migranti: “Entra chi lo merita”

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Un sistema di immigrazione «basato sul merito», che garantisca insieme la sicurezza degli Stati Uniti, e l’accesso da parte delle persone più qualificate. È la riforma proposta ieri da Trump, che però si è scontrata subito con la bocciatura da parte dalla leadership democratica al Senato e alla Camera, dove i repubblicani non hanno i voti necessari a far approvare la legge.

Parlando nel Rose Garden della Casa Bianca, il presidente ha illustrato i principi di un piano che sarebbe frutto del compromesso tra l’ala intransigente del suo consigliere Miller, deciso a diminuire anche l’immigrazione legale, e quella più pragmatica del genero Kushner, che ha in mente l’esigenza degli imprenditori di attirare talenti. Trump ha iniziato dalla sicurezza, tema che lo ha sempre contraddistinto. Ha ripetuto la volontà di costruire il muro per fermare gli illegali, e tenere fuori i criminali, dando così soddisfazione alla sua base bianca, timorosa di essere scavalcata dalle minoranze. Quindi ha spiegato le linee generali della sua proposta. Il piano immaginato lascerebbe il numero totale degli immigrati ammessi negli Stati Uniti grosso modo invariato, privilegiando però il merito come criterio di ammissione, rispetto ai legami familiari. Oggi in America entrano legalmente un milione e centomila persone all’anno. Il 12% delle carte verdi viene assegnato sulla base delle qualità, mentre due terzi degli immigrati sono sponsorizzati da parenti che già si trovano nel Paese. Circa 50.000 permessi sono poi distribuiti con una lotteria aperta a tutto il mondo, con alcuni limiti per le nazioni che hanno già avuto molti ingressi.

Il nuovo piano punta a lasciare intatto il numero complessivo degli immigrati ammessi negli Usa, rovesciando però i criteri di selezione. Le carte verdi assegnate in base al merito saliranno dal 12% al 57%, mentre gli accessi consentiti attraverso i legami famigliari scenderanno da due terzi a un terzo. La lotteria verrà eliminata, e verrà introdotto un visto chiamato «Build America», per favorire chi può aiutare a costruire l’economia del paese. Per essere ammessi bisognerà passare un test di educazione civica, e un brackground criminale. Poi sarà necessario conoscere l’inglese, e la pratica sarà aiutata da eventuali offerte lavoro. Le carte verdi andranno in maggioranza a chi potrà dimostrare di guadagnare sopra una certa soglia, per non penalizzare i lavoratori americani che ricevono compensi bassi. Chi studia e vuole creare nuove imprese sarà aiutato a restare, mentre oggi chi riceve borse di studio come la Fulbright è costretto a tornare nel paese d’origine. Il piano non tocca la questione del Deferred Action for Childhood Arrival, ossia il piano Daca, voluto dal presidente Obama per evitare la deportazione di circa 800.000 illegali, portati negli Usa dai genitori quando erano bambini. La Casa Bianca ha detto che i «dreamers» non sono stati inclusi perché sono un tema troppo divisivo, ma la verità è che intende usarli come pedina di scambio quando dovrà trattare con i democratici l’approvazione della legge.

La Speaker della Camera Pelosi, e il leader della minoranza al Senato Schumer, hanno subito bocciato il piano. Schumer ha detto che «non è un serio tentativo di riformare l’immigrazione, ma un documento anti immigrati». Pelosi ha aggiunto: «Cosa vuol dire merito? La famiglia non ha merito? Quando separi i figli dai genitori peggiori solo le cose».

Kushner ha descritto la proposta come un punto di partenza per la discussione, sapendo che così non ha alcuna possibilità di essere approvata al Congresso. Il sospetto dei democratici è che Trump l’abbia lanciata solo per galvanizzare la sua base in vista delle presidenziali del 2020, invece di negoziare una vera soluzione.

Paolo Mastrolilli, La Stampa