A casa di Steve Bannon: «Nella mia scuola formerò agenti del populismo Salvini e Di Maio? Ottimi»

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«La chiamiamo la scuola dei gladiatori, la chiave è formare agenti di cambiamento. La sinistra lo fa molto bene, Soros e gli altri, formano persone orientate all’azione. Uso Soros come modello per molte cose e anche per The Movement. Sono al 100% contrario alla sua ideologia, ma ammiro sempre chi ottiene risultati. Una delle cose in cui dobbiamo applicarci per contrastarli è: fare, non solo parlare».

Incontriamo Steve Bannon a casa sua, la cosiddetta Breitbart Embassy, una townhouse di mattoni rossi alle spalle della Corte Suprema: ospitava il sito di destra quando ne era presidente esecutivo. Ora nella stanza ricoperta da patriottici tappeti blu a stelle bianche, l’ex stratega di Trump tiene cene e incontri: con cattolici conservatori che potrebbero finanziare i suoi nuovi progetti; con Eduardo Bolsonaro, il figlio del nuovo presidente brasiliano, e altri. In autunno Armando Siri, braccio destro di Salvini, ha incontrato il team di Bannon (il padrone di casa era fuori città). A metà febbraio, con una conferenza, alla vigilia delle elezioni europee, partirà a Bruxelles «Il Movimento», fondazione che con workshop, cene e sondaggi vuole connettere i movimenti populisti europei e non solo («Così cresceranno e diventeranno più potenti»). La scuola di populismo aprirà invece in primavera a Roma: un “prototipo” (4 settimane, 20-25 studenti) seguito in autunno da un programma, che si sposterà nel monastero di Trisulti nei prossimi due anni, dopo il restauro.

Bannon siede al tavolo da pranzo, davanti a sé un libro su Deng Xiaoping e una pila di Financial Times in un’atmosfera di quiete prima della battaglia accentuata dai cimeli della guerra civile. Sul caminetto una foto della figlia Maureen, seduta sul trono di Saddam Hussein, scattata in Iraq nel 2010 con la 101st Airborne Division. «Il 2019 sarà un anno straordinario per i populisti». Sarà un anno difficile per l’economia: «Il mercato globale forse può rallentare per via della Cina oppure per il debito». A maggio le elezioni a Bruxelles «determineranno la direzione del progetto europeo». E sarà «l’anno più cattivo della politica americana dal 1858: sarà guerra di trincea qui a Washington».

Per chi è pensata la scuola?
«Non ragazzi appena laureati, ma studenti più maturi, dai ventisettenni ai quarantenni. Gente che vuol cambiare carriera, passare per esempio dal no-profit ai media, alla politica, all’insegnamento. Ci sarà una fusione di cultura, storia, economia, comprensione di media e social media, per creare agenti di cambiamento più tradizionalisti. Ho due modelli: la scuola post-laurea di Marion Marechal e quella di Armando Siri, che è venuto qui in America in autunno e ha fatto un’ottima impressione a tutti».

Gli abitanti di Collepardo, vicino al monastero, hanno protestato ieri contro la scuola.
«Fantastico! Questo è coinvolgimento! Come alle elezioni di mid-term: siamo stati battuti di brutto, Trump ha perso la Camera perché i democratici sono stati incredibilmente bravi a bussare porta a porta. La sinistra capisce cose su Trump che i repubblicani non vedono: è un presidente trasformativo, una figura storica, che resterà nelle loro vite per 10-20 anni e non volevano permetterlo e hanno portato un sacco di voti. E’ questa la cosa più importante in politica, nelle elezioni europee come per Trump in futuro. La gente dice che gli Stati Uniti sono divisi. Io dico: 114 milioni di persone hanno votato. La gente dice che la democrazia è morta, ma non negli Stati Uniti. Odio essere sconfitto, ma preferisco perdere come a novembre, quando la gente era coinvolta in un dibattito acceso e hanno deciso le urne. Una protesta nel paesino? Fantastico. Anche se non penso che capiscano che quello che vogliamo realizzare porterà lavoro, gente negli hotel e nei ristoranti, e insegneremo idee tradizionaliste – non solo conservatrici – rendendo omaggio alle origini del monastero».

Lei è stato tra i primi a suggerire l’alleanza tra Salvini e Di Maio. Se Salvini esce rafforzato dalle elezioni europee dovrebbe indire un nuovo voto in Italia per tentare di diventare premier?
«C’è pressione su Salvini, gli dicono “perché non vai alle elezioni anticipate, perché non lo fai?”. Io vedo la sua maturità di statista che è pronto anche, come è successo nei sondaggi, a perdere un po’ di appoggio al Nord pur di mantenere il governo di unità. Quando giro per il mondo, dico a tutti: “Guardate Salvini e Di Maio”, non si vedono spesso politici moderni pronti a mettere da parte le differenze per lavorare insieme come hanno fatto sul bilancio».

I Cinque Stelle fanno parte del «Movimento»?
«Non è stato ancora determinato. I due gruppi su cui siamo concentrati e che volevano veramente esserne parte sono Fratelli d’Italia e la Lega».

Un sondaggio rivela che i consensi per la Lega crescono tra i cattolici praticanti, a dispetto delle divergenze tra Salvini e la Chiesa sui migranti. Ne è sorpreso?
«Me l’aspettavo. Il continuo bombardamento di critiche del Papa contro i ‘populisti’ e i ‘nazionalisti’ mira direttamente a gente come Salvini. Il Papa è un radicale sulla questione dei migranti, ha scarso appoggio pubblico e non fa che rafforzare il movimento populista».

E’ probabile un’alleanza Popolari-Populisti dopo le europee?
«C’è una buona probabilità che succeda, ma dipenderà dai numeri. La cosa più importante ora è vincere più seggi possibile. Se percorri l’Europa come ho fatto io, è chiaro che la Storia è dalla parte dei partiti sovranisti. Pensiamo a un anno fa, prima delle elezioni italiane: il peso di Salvini non era ancora emerso, nessuno sapeva se il Movimento Cinque Stelle fosse in grado di governare, Merkel e Macron erano popolari. Le elezioni italiane sono state il fattore scatenante, hanno rivelato che un’alternativa era possibile. E Merkel adesso è finita, incredibile…

Le piace Angela Merkel?
«Lei mi piace, non mi piace la sua ideologia ma è una dura, e io apprezzo sempre gli honey badgers (tassi del miele, sopravvivono anche se morsi da un cobra ndr). Ho una tremenda ammirazione per la sua resistenza e la sua tenacia, ma la forza di questo movimento è tale che Merkel ha dovuto pagare per il peccato originale della crisi dei migranti da lei iniziata. Ma la caduta più sorprendente è quella di Macron: nel settembre 2017, ha pronunciato il discorso definitivo sul futuro del progetto europeo, ne ha descritto il punto d’arrivo, gli Stati Uniti d’Europa. Vogliono che l’Italia sia come la South Carolina e la Francia la North Carolina: unità amministrative, non nazioni sovrane individualiste. Poi in campagna elettorale io ho visto i Cinque Stelle e Salvini discutere il progetto di Macron con la gente, su Facebook e nei comizi. Sono saliti al potere con l’euroscetticismo, presentando una contro-argomentazione e una diversa filosofia di governo rispetto a Macron. E se guardiamo i risultati, adesso il governo di unità italiano ha fatto progressi, ha presentato le proprie richieste all’Europa e ha saputo rispondere alle critiche, non sono irresponsabili. Invece Macron è in una spirale mortale, perché non ha ascoltato il suo popolo».

Ma è vero che le leggi di quasi tutti i Paesi europei (tranne Italia e Olanda) vi impediscono di fornire ai partiti sondaggi e assistenza sui social?
«In alcuni Paesi sì, è considerato un finanziamento sotto forma di servizi; e gli stranieri non possono finanziare i partiti politici. Noi stiamo lavorando a sondaggi che saranno disponibili a febbraio-marzo: nei Paesi in cui c’è quell’ostacolo, li darò ai media, come facciamo in America. Non esistono sondaggi seri sulle elezioni europee, sono costosi. Ma io penso che una delle prime cose necessarie è scoprire che cosa pensa la gente».

L’affitto del monastero costa 100mila euro l’anno, lo paga lei?
«Ci ho messo certamente i miei soldi, non voglio dire quanto, e anche nel Movimento. Abbiamo bisogno comunque di sponsor per restaurarlo, dall’Europa e forse in parte dall’America, ci sono un paio di cattolici conservatori… Sono molto coinvolto in gruppi cattolici tradizionalisti, abbiamo avuto il cardinale Muller qui a cena un mese fa, cerchiamo di ospitare tutti i conservatori cattolici che vengono a Washington. Non ho ancora rimesso a posto i mobili dall’ultima cena, con il figlio di Bolsonaro, Eduardo. Lui è un altro come Salvini, un altro giovane leader che prenderà il volo».

Bolsonaro ha pagato per una consulenza elettorale?
«No, non sono un consulente politico, non ho mai preso un centesimo dalla campagna di Trump e da nessun’altra in Europa, Asia o Stati Uniti. Dò consigli informali: il figlio di Bolsonaro è venuto a luglio, ho passato una giornata a discutere con lui, a dirgli la mia opinione. Quello che ho scoperto (e che la sinistra non sa) è che Orban, Salvini, Bolsonaro non hanno bisogno di aiuto strategico. C’è chi dice: Bannon vuole fare il burattinaio. Ma io dico: l’Europa agli europei. Tutto quello che sono è un intermediario. C’è stato Siri qui, e ci sarà un altro uomo della Lega nei prossimi mesi e lo presenteremo a un po’ di gente, organizzeremo una cena per lui. E’ tutto molto informale».

Cosa si aspetta dal Congresso che si insedierà il 3 gennaio?
«Alcuni nell’Amministrazione Trump non si rendono conto di quanto sia potente la Camera dei rappresentanti. I nostri Padri Fondatori, nella loro saggezza, hanno voluto che fosse eletta ogni due anni perché volevano una continua campagna elettorale, volevano che fosse vicina al calore del dibattito politico, mentre il Senato è più rimosso, come quello romano. La Camera ha il potere di fare indagini, il potere del denaro. Il dilemma del Muro di Trump è legato al fatto che Nancy Pelosi ha tutto il potere adesso. Il presidente e i repubblicani hanno avuto due anni per fare il Muro, io glielo dicevo: “Se non facciamo il Muro adesso, sarà molto difficile vincere un secondo mandato”. Ora è troppo tardi. Ma bisogna costruirlo! La base lo esige».

Chi si candiderà nel 2020 contro Trump?
«Tenete d’occhio Michael Bloomberg. A sinistra i democratici tollereranno solo un candidato progressista tipo Bernie Sanders, Beto O’Rourke, Kamala Harris; il generale Mattis – che è un progressista ma anche un guerriero – sarà un possibile candidato vicepresidente. Ora Bloomberg sta predisponendo un apparato per correre come indipendente, ma essendo un uomo molto intelligente capisce che lui non può vincere, così sceglierà qualcuno come Mitt Romney, Joe Biden, un centrista, un democratico e un repubblicano, che offriranno un partito di unità per tirare fuori il Paese dalle divisioni. Bloomberg vuole essere il burattinaio, vuole il potere. Ma se Trump segue il programma, vincerà lui».

Il giornalista Michael Wolff dice che usando The Movement lei vuole arrivare alla Casa Bianca.
«E’ ridicolo, non ho aspirazioni politiche, io sono uno che opera dal basso, dietro le quinte».

Perché sorride mentre lo dice?
Perché Wolff parla così per vendere libri. E’ una fake news. Io non mi sono mai candidato e non mi candiderò mai. Come mi posso candidare se mi vesto così?».

Viviana Mazza, Corriere.it

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