Santa Sede, i media cambiano voce

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Spazio a giovani e non credenti. Più sinergie tra le testate

La 34° Giornata mondiale della gioventù (Gmg) a Panama dal 22 gennaio, il viaggio di papa Francesco dal 3 febbraio negli Emirati arabi uniti e l’incontro a Roma, dal prossimo 21 febbraio, voluto dal Pontefice con i capi dei vescovi di tutto il mondo saranno i primi tre appuntamenti cruciali in cui si metterà all’opera la nuova impostazione dei media vaticani, nel pieno della riforma voluta dal papa. Solo ieri sono state annunciate le nomine di Andrea Monda alla direzione dell’Osservatore romano, quotidiano della Santa Sede guidato per oltre 11 anni da Giovanni Maria Vian (nominato da Benedetto XVI e ora direttore emerito della testata), e di Andrea Tornielli alla direzione editoriale del Dicastero per la comunicazione affidato a Paolo Ruffini dallo scorso luglio (in precedenza retto da monsignor Dario Viganò). Monda è operativo da oggi, Tornielli con l’inizio del nuovo anno. Del Dicastero fanno parte anche Radio vaticana, la sala stampa guidata da Greg Burke, il Centro televisivo vaticano e la Libreria editrice vaticana. Gmg, viaggio negli Emirati arabi e lotta agli abusi «sono tre appuntamenti importanti», dichiara a ItaliaOggi Monda, «perché il primo è un evento coi giovani, il secondo è all’insegna del dialogo e il terzo rappresenta un aspetto più interiore della Chiesa, di purificazione e prevenzione». Non a caso di apertura a nuovi lettori, a nuovi confronti ha parlato lo stesso Ruffini riferendosi a «una Chiesa in uscita, che vuole avviare processi inediti anche nella comunicazione». Quindi anche delle due recenti nomine, la cornice è quella della riforma dei media vaticani di cui, «come ha detto il Papa, non bisogna avere paura», ha proseguito Ruffini. «Riforma non è imbiancare un po’ le cose, ma organizzarle in altro modo. Ricondurre a unità la pluralità dei linguaggi senza perdere nulla delle loro specificità e delle loro storie». E senza perdere nemmeno le peculiarità dei singoli media vaticani.

Il nuovo Osservatore romano. «Nell’ottica di maggior dialogo, vorrei rafforzare sulle pagine dell’Osservatore romano l’apertura già voluta da Vian nell’accogliere firme di tutte le religioni, compresi i non credenti», prosegue il nuovo direttore del quotidiano della Santa Sede. «Il dibattito fa bene, soprattutto in un’epoca di muri». Monda punta quindi a un giornale più di approfondimento e anche più internazionale, perché «ai tempi di internet rimane la Chiesa la Rete più antica».

Nel solco di questo pontificato, l’Osservatore romano «vuole essere più aperto, parlare in modo semplice e ascoltare, soprattutto i giovani a cui più che dare consigli bisogna prestare orecchio», sottolinea il neodirettore che dal 2000 è docente di religione, oltre che scrittore, saggista e giornalista (tra gli altri per Avvenire e la Civiltà cattolica). L’Osservatore romano manterrà il suo ruolo istituzionale ma vuole promuovere «un dibattito di qualità perché la Chiesa è il popolo di Dio e il popolo di Dio va messo al centro», chiosa Monda. «Non ci sarà nessuna autoreferenzialità, come spesso succede ai giornali in generale, che spesso parlano tra di loro». E per quel che riguarda i media vaticani in particolare, a giudizio di Monda, l’impegno è anche rafforzare le sinergie, visto che «non è stata attuata tutta la potenzialità».

In una sola parola, il quotidiano della Santa Sede può essere definito «singolarissimo», secondo Monda che cita San Paolo VI, essendo in primis «un giornale di idee che non vuole soltanto dare notizie ma anche creare pensieri».

La nuova cifra editoriale del Dicastero per la comunicazione. «Quello che conta è il messaggio, far passare il messaggio della Chiesa a un pubblico sempre maggiore, soprattutto di giovani», specifica con ItaliaOggi Tornielli. Sarà difficile? È probabile, secondo il neo direttore editoriale, soprattutto nel caso dei giovani che «spesso non leggono nessun giornale né seguono un telegiornale». Eppure «i media della Santa Sede hanno una lunga storia: basti citare l’importanza che ha avuto Radio Vaticana in tanti frangenti più o meno recenti del nostro passato», aveva già ricordato Tornielli. Anche per lui la parola d’ordine è «lavorare in sinergia, rispettando le peculiarità, e unificare i linguaggi che, in concreto, altro non vuol dire se non portare i vari contenuti, dalla parola scritta al podcast, su tutte le piattaforme di comunicazione». Multimedialità che Tornielli ha sperimentato scrivendo per periodici e quotidiani (tra cui Giornale e Stampa) e online coordinando siti come Vatican Insider (sempre della Stampa di Torino).

Marco A. Capisani, Italia Oggi

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