Blockchain, aziende oltre Uber: varrà il 10% del pil mondiale

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Uber e la cosiddetta «Uberization» del mercato non è più l’ultima frontiera dei consumi. Almeno è quello che promettono i sostenitori della blockchain, una sorta di libro mastro hi-tech, certificato e immodificabile, in cui registrare transazioni commerciali o in cui inserire informazioni da condividere. Il sistema decentrato mette in relazione diretta, infatti, aziende e clienti, offerta e domanda, senza bisogno di intermediari (fisici o digitali che siano). Per spostarsi, per esempio, il prossimo Uber potrà essere La’zooz, piattaforma in cui i proprietari dei veicoli offrono direttamente al pubblico la disponibilità dei loro mezzi.

Ma nell’orbita della blockchain non c’è solo il settore dei trasporti, tant’è che gli investimenti europei nella nuova tecnologia arriveranno a valere 3,5 miliardi di dollari (3,1 mld di euro) nel 2022, secondo lo studio Blockchain for business. Come la Blockchain rivoluzionerà il modo di operare delle imprese, presentato ieri a Milano da Casaleggio Associati, società di consulenza presieduta da Davide Casaleggio. L’anno scorso gli investimenti Ue hanno raggiunto quota 400 milioni di dollari (354,2 mln di euro). L’accelerazione arriverà sia dalle imprese sia dall’Unione europea e dai singoli stati nazionali (tra fondi a sostegno e regolamentazioni ad hoc, si veda servizio a pagina 35). Entro il 2027, il 10% del pil mondiale sarà generato da prodotti e servizi forniti via blockchain. Oggi il mercato globale della blockchain ha già toccato la soglia dei 339,5 milioni di dollari (300,6 mln di euro) e si prevede che raggiungerà quota 2,3 miliardi (2 mld di euro) per il 2021.

Quali aziende si stanno cimentando sulla blockchain? E’ un partito trasversale che va dalla gdo (certificando la filiera dei prodotti) allo sport (per fidelizzare i tifosi), dalle assicurazioni (per dirimere le liti su rc auto) ai servizi postali (in Italia, per esempio, per pagare le bollette), senza dimenticare l’arte e i cantanti che puntano a vendere da soli la loro musica, senza intermediari da retribuire.

Marco A. Capisani, ItaliaOggi

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