Sabrina Benetton scrive al Corriere della Sera e piange la morte del padre Gilberto

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La figlia di Gilberto, morto la scorsa settimana: «A noi resta l’eredità del suo amore, della sua vita, del suo pensiero. Continueremo a costruire il futuro con umiltà e tenacia»

di Sabrina Benetton

Gentile direttore, 
mi permetta di ringraziare, dalle pagine del Suo giornale, tutti coloro che hanno voluto manifestare in questi giorni il loro affetto, la loro stima e la loro vicinanza a noi e, soprattutto, alla memoria di mio padre Gilberto. 
La gente di Treviso, innanzitutto, la città in cui ha sempre vissuto e che più ha amato, e tutte le persone comuni che hanno scelto di onorare mio padre con la loro presenza. Ringrazio le istituzioni e quegli esponenti della politica veneta, che hanno voluto essere al nostro fianco nel giorno del dolore; le importanti personalità del mondo della finanza, dell’economia e delle imprese italiane, e internazionali, e poi gli sportivi, gli amici, la famiglia: tutti uniti in un commosso ricordo dell’uomo e dell’imprenditore. 
In questi giorni di dolore, sono tornati alla mente i momenti più importanti della nostra vita insieme, quelli belli e quelli dolorosi. Non posso non avere fermo nella mente il ricordo tremendo del dramma di Genova, una tragedia che ha segnato mio padre Gilberto nel profondo. Non ci hanno spaventato, e non avevano spaventato lui, gli attacchi talvolta violenti e brutali, anche personali. Lui ha affrontato la tragedia e ogni conseguenza, restando se stesso, con quell’essere schivo e discreto che era proprio della sua natura. 
Ricordo le parole del suo ultimo intervento pubblico, della sua ultima intervista, in cui riaffermava il valore del silenzio come segno di rispetto: forse un segno anacronistico in questi tempi gridati, certamente incompreso e frainteso. Ma profondamente vero. E, fino agli ultimi giorni della sua vita, si è preoccupato della ricerca della verità e del supporto alle famiglie colpite. Ora a noi resta l’eredità del suo amore, della sua vita e del suo pensiero. Ma non solo, come famiglia e come azionisti sentiamo la responsabilità delle decine di migliaia di collaboratori delle grandi imprese controllate e partecipate da Edizione, che operano nei mercati mondiali e che affrontano le sfide quotidiane e quelle future. Faremo tesoro del suo lascito morale e imprenditoriale, in un clima di stabilità e continuità per contribuire — come diceva lui — «a costruire il futuro con umiltà e tenacia».

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