Il secondo figlio? Sarà più empatico del primogenito e subirà meno l’ansia materna

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Come cambia la dinamica familiare con la nascita del secondogenito

Secondo il bilancio demografico dell’Istat per l’anno 2017, per il terzo anno consecutivo i nati in Italia sono stati meno di mezzo milione: nel 2017, infatti, gli iscritti all’anagrafe sono stati 458.151, con circa 15000 nati meno del 2016.

Ma, al di là delle statistiche, è chiaro che in molte famiglie i figli sono più di uno e, laddove ci sia l’arrivo di un secondogenito, è interessante osservare quelle che sono le differenze di approccio da parte dei genitori verso il primo arrivato e nei riguardi dei più piccoli. In che modo cambia la vita di una famiglia con l’arrivo di un secondo figlio e quali sono le dinamiche psicologiche che vengono a stabilirsi per la prole e per i padri e le madri?

«I primogeniti introducono i loro genitori al mondo delle cure e dell’accudimento – spiega Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ricercatore presso il dipartimento di scienze biomediche dell’Università degli Studi di Milano-. Si può dire che quando nasce il primo figlio nascono anche i suoi genitori, che perciò sono inesperti e certamente più ansiosi di quanto succede invece con il secondogenito che li trova più esperti e tranquilli, grazie alla fase di rodaggio che hanno vissuto col primo nato».

Figlio unico e capacità psicologiche  

È duro a morire il mito che il figlio unico sia viziato e capriccioso: certo i genitori che si confrontano con un solo figlio hanno più tempo, risorse e disponibilità, ma questi elementi di per sé non bastano a viziare un bambino. Dagli studi a disposizione, emerge come, in linea di massima i figli unici siano più flessibili, cioè in grado di pensare in maniera originale e indipendente, ma meno empatici .

Al contrario uno studio sui fratelli ha evidenziato come sia i più grandi sia i più piccoli contribuiscano alla crescita empatica dei consanguinei.

«I fratelli si osservano fra di loro, i più piccoli imparano dai più grandi e i più grandi osservando mamma e bambino più piccolo apprendono tantissimo sul ruolo genitoriale – chiarisce Simonetta Gentile, responsabile del reparto di psicologia clinica all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma che aggiunge – L’empatia è una qualità importante che aiuta chi la sviluppa nel migliore dei modi a uscire dall’egocentrismo, una fase sicuramente tipica di ogni bambino. Tutti i bambini si credono, per un certo periodo, al centro dell’universo, quando hanno dei fratelli capiscono prima che non è così».

«Sono numerose le ricerche che hanno evidenziato che quando in famiglia ci sono più fratelli sono più evidenti le competenze pro-sociali e le capacità empatiche – conferma il professor Pellai. – Fratelli e sorelle richiedono alla famiglia di funzionare con lo stile di una squadra, ecco perché migliorano gli stili cooperativi e i fratelli più grandi favoriscono gli apprendimenti per imitazione nei più piccoli, accelerandone perciò la crescita e aiutandoli a diventare più autonomi rispetto a quanto è successo a loro».

Sempre secondo gli studi più recenti, inoltre, i secondogeniti sono più inclini a seguire le proprie passioni e per questo, quando si tratta di fare le scelte di vita si orientano, rispetto ai primogeniti, su facoltà che offrono sbocchi lavorativi meno remunerativi, ma più propensi a soddisfare le proprie passioni, mentre i primogeniti scelgono percorsi come quelli ingegneristici o medici .

«Spesso sui primogeniti si concentrano più attenzioni, ma anche più aspettative. Lo stile educativo con i secondogeniti è necessariamente più flessibile e meno esigente», commenta il professor Pellai. «Se da una parte è vero che i secondi figli devono dividere tempo, spazio e attenzione con i fratelli, dall’altra vengono caricati meno dalle ansie materne. O meglio tutte le ansie della donna si riversano sul figlio quando è unico, si ripartiscono equamente quando sono più di uno – chiarisce ancora la dottoressa Gentile.- Ai nostri giorni, inoltre, le donne non possono più contare su figure di aiuto e sostegno come ai tempi delle famiglie patriarcali. Sono sole e devono dividersi e giocare tanti ruoli: la mamma, la moglie, la lavoratrice e quindi sul figlio, quando è unico, riversano a maggior ragione tutte le loro aspettative».

La Stampa

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