Vianello e la sua perfidia negli scherzi a Ugo Tognazzi

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Da sinistra, Sandra Mondaini con Raimondo Vianello

(di Cesare Lanza per LaVerità) Scommettiamo che, nella vita privata, i personaggi famosi (calciatori, attori, attrici, star del cinema 0 della televisione) hanno le nostre stesse piccole debolezze e abitudini? Ho ricevuto alcune missive di lettori e amici, che mi interrogano su alcuni personaggi di cui mi sono occupato alla domenica nella serie dei ritratti per «C’erano una volta». Esempio: alcuni lettori stentano a credere che per Raimondo Vianello la passione per il mondo del calcio era assolutamente prioritaria. Eppure ho portato, e posso approfondire, testimonianze personali. Perché «contro» Vianello ho giocato al calcio più di una volta. E Raimondo, a centrocampo, era corretto, ma durissimo: non gli interessava di correre il rischio di rompersi, o rompere, una gamba. Non succedeva, ma non guardava tanto per il sottile, come suol dirsi. Voleva vincere ed era fiero delle sue prestazioni agonistiche, soprattutto sevinceva. E Ugo Tognazzi? La sua passione erano i fornelli, la cucina: si considerava un ottimo chef, e guai a metterlo in discussione! Obbligava gli amici più cari a dargli i voti, tutte le volte che preparava piatti sofisticati o, peggio, di sua invenzione. E gli amici si divertivano a infliggergli voti bassi, pagelle orribili. E il più perfido chi era? Vianello. Il quale, giustamente, sosteneva che il cuoco Ugo aveva un difetto costante e irrimediabile: esagerava nelle dosi. Troppo di tutto, per qualsiasi pietanza, con additivi non previsti, neanche dalle più spericolate ricette. Anche Vianello esagerava, per il calcio: Sandra Mondaini raccontava che Raimondo passò l’intera prima notte di nozze a leggere La Gazzetta dello Sport. E non lo diceva per scherzo.

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