Heineken soffre i costi della guerra delle birre: sale l’utile ma taglia le stime

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La guerra della birra con il colosso Ab InBev sta erodendo pericolosamente i margini del produttore olandese Heikneken, le cui azioni sono in pesante ribasso alla Borsa di Amsterdam dopo la pubblicazione dei conti semestrali. Se da una parte il numero due al mondo della “bionda” ha visto i suoi utili netti crescere del 9,1% a 950 milioni di euro nel primo semestre, grazie alla crescita delle vendite, dall’altra parte sta comunque rivedendo al ribasso i propri obiettivi.

I ricavi sono stai pari a 10,8 miliardi di euro, a loro volta in crescita del 4,2% annuo. Tenendo conto dei margini ancora inferiori alla media del gruppo in Brasile e dell’impatto negativo del cambio, l’attesa è però di un margine operativo in calo di circa 20 punti base nel 2018.

Come ricorda Bloomberg, Heineken è diventato il secondo player sul mercato carioca lo scorso anno, quando ha acquisito Kirin per oltre mezzo miliardo di dollari. Una operazione spinta dal fatto che la compagnia giapponese era in forte difficoltà proprio per la concorrenza del gigante Ab InBev. Una situazione che ha condotto Heineken a metter mano al portafoglio per ingaggiare una lotta a colpi di marketing, che ha causato danni alla sua profittabilità nonostante i volumi in crescita.

Anche i costi più alti per le materie prime e il cambio sono elementi che pregiudicano gli obiettivi di Heineken.

Anche nel caso di Ab InBev, per altro, la scorsa settimana sono emersi pesanti costi di marketing legati alla sponsorizzazione del Campionato del mono di calcio, in Russia, con il marchio Budweiser. L’utile è comunque cresciuto del 15% nel secondo trimestre oltre i 2 miliardi di dollari. Ab InBev, che dal 2016 ha acquistato la sudafricana SabMiller, ha per altro annunciato uno snellimento della struttura con una revisione su base geografica.

Repubblica.it

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