Quei due giorni di negoziati sotto il Duomo: Milano nuova capitale ora spaventa Roma

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Il grido del Messaggero: “È sbagliato snobbare la sede istituzionale”

Che Milano sia un’importante capitale politica del governo che forse sarà, nessuno fa la fatica di nasconderlo. Ci sono fatti macroscopici, come le riunioni del fine settimana al Pirellone, lo scenografico grattacielo di Gio Ponti sede del consiglio regionale lombardo, dove si è materializzato lo storico scatto di Matteo Salvini e Luigi Di Maio, finalmente ripresi insieme dentro lo stesso teleobiettivo.

Ci sono eventi di minore impatto mediatico ma di forza economica anche più significativa. Martedì 8 maggio al Teatro Dal Verme, un altro dei luoghi simbolo della città, di quelli a cui si ricorre quando si vuole parlare all’anima culturale profonda di Milano, è toccato a Davide Casaleggio suggerire a chi vuole intendere. Presidente della Casaleggio Associati, erede dell’impero del papà Gianroberto, ha tenuto un’avveniristica conferenza su come la rivoluzione digitale sia tutt’altro che conclusa, perché dobbiamo aspettarci una terza rivoluzione industriale e Milano è il luogo giusto per annunciarla oltre che per finanziarla, come hanno prontamente compreso numerosi ricchi sponsor, arrivati in modo puntuale, pragmatico, verrebbe da dire ambrosiano.

Anche il candidato premier di cui nulla si sa ha un curriculum sfornato da università milanesi. L’allusione qui è a Guido Tabellini, già rettore della Bocconi, che anche se non diventasse presidente del Consiglio, ha comunque conquistato recenti paginate di Repubblica. La scorsa settimana alla Bocconi erano seduti insieme Mario Monti ed Emma Bonino, perché non si sa mai che cosa può succedere se Salvini e Di Maio dovessero scivolare e allora i +Europa sempre pronti a entrare in scena si tengono all’erta, anche loro a Milano.

Senza dedicarsi all’arte della compilazione, è evidente che nei palazzi romani serpeggia il terrore che gli uomini che contano, intellettuali inclusi, saranno scelti a nord della linea gotica e non si sa nemmeno come. Persino a Milano gli azzurri si sono lamentati dell’occupazione del Pirellone. «Trovo che la scelta del luogo sia inopportuna» ha detto Gianluca Comazzi, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale lombardo. Il Messaggero ha affidato le proprie paure alla penna di Mario Ajello, che ha ridato vita ad Alberto da Giussano, guerriero bossiano della cui esistenza si sono quasi dimenticati anche i leghisti. Difficile credere siano gli effetti del leggendario spadone, ma oggi le trattative riprenderanno in Parlamento. A Roma.

Sabrina Cottone, il Giornale

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