Calcio, diritti tv senza soldi

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L’attuale commissario della Lega Serie A lancia l’allarme sui campionati 2018-2021 . Malagò: non c’è certezza che qualcuno garantisca il pagamento.

Da quasi un anno il calcio italiano si trascina in bandi e controbandi per riuscire a portare a casa i soldi dei diritti tv della Serie A 2018-2021. Ma se fino a qualche settimana fa il tema era: «Non accettiamo 900 milioni di euro all’anno, vogliamo almeno 1,050 miliardi», adesso, invece, è proprio tutta la torta a essere in pericolo. E l’allarme lo lancia Giovanni Malagò, presidente del Coni e attuale commissario della Lega Serie A: «Sono preoccupato per la vicenda dei diritti tv: è venuta meno la certezza che qualcuno garantiva il pagamento. E non è un elemento trascurabile. Bisogna portare avanti dei correttivi, perché non si può rischiare. Una certezza è venuta meno, ed è inutile essere ipocriti». Secondo Malagò, intervistato dal canale tv Sportitalia, prima c’era un soggetto certo (in passato Infront, e, fino al 26 aprile scorso, MediaPro) che avrebbe garantito il pagamento delle somme ai club, a prescindere da chi avesse vinto le aste. «Ora questo elemento, che non è trascurabile, è saltato. Si ripristinerà questo aspetto? Possibile. Nel frattempo, però, bisogna portare avanti dei correttivi perché non si può rischiare, visto che siamo a 75 giorni dall’inizio del campionato».

Domani ci sarà la pronuncia, probabilmente dirimente, del tribunale di Milano circa l’esposto di Sky che ha chiesto di sospendere il bando con cui i diritti sono stati assegnati a MediaPro. Il 7 maggio si terrà invece l’assemblea dei club di Serie A, per stabilire, anche in base alle delibere del tribunale, la linea da tenere nei confronti di MediaPro, società che ha violato i patti e si è rifiutata di versare entro il 26 aprile la fideiussione da 1,2 mld di euro a garanzia.

Se il tribunale milanese dovesse dare ragione a MediaPro, i sino-spagnoli, a questo punto, non avrebbero più scuse e dovrebbero versare la fideiussione, magari chiedendo piccole correzioni del bando. Nella strategia del gruppo di Barcellona, infatti, a questo giro c’è una rivendita dei diritti principali a Sky e Mediaset, realizzando e producendo, però, anche un canale chiavi in mano per gli over the top. Canale che sarebbe poi, in nuce, il canale della Lega Serie A con il quale, nel bando 2021-2024, MediaPro vorrebbe rivoluzionare il mercato della pay tv italiana.

Se invece i giudici dovessero dare ragione a Sky, il gruppo MediaPro potrebbe trovare una buona scusa per lasciare la partita italiana e ritirarsi in buon ordine, oppure proseguire una sorta di melina, in accordo coi club che spingono per il canale della Lega (cordata cosiddetta Cairo-Lotito), in modo da arrivare in prossimità dell’inizio del campionato e costringere il mondo del pallone a soluzioni eccezionali (il canale della Lega o qualcosa di molto simile, appunto).

L’assemblea dei club del 7 maggio potrebbe anche decidere per un nuovo bando, con il quale, secondo indiscrezioni, le società di calcio sarebbero abbastanza certe di raggranellare un miliardo di euro all’anno da Sky, Tim e Perform. Anche perché il cosiddetto canale della Lega avrebbe costi produttivi e strutturali molto alti, nell’ordine delle centinaia di milioni di euro all’anno. Un canale che andrebbe poi commercializzato con una rete ad hoc. E al quale Sky, come estrema ipotesi, potrebbe pure rinunciare (così come ha già fatto con la Champions league 2015-2018, che ha condannato Mediaset Premium), lasciando schiantare sul mercato in un paio di anni la nuova pay tv ispirata da MediaPro.

Claudio Plazzotta, Italia Oggi

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