Bankitalia attacca le criptovalute: “Garantiscono ai loro detentori, utilizzi per fini illegali”

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Secondo il Rapporto sulla stabilità finanziaria, “il loro acquisto è motivato prevalentemente dalle aspettative di aumenti dei prezzi, un meccanismo tipico delle bolle speculative”

Tra il riconoscimento di una crescita “robusta” dell’economia mondiale, che rafforza – insieme ai miglioramenti del mondo bancario – la stabilità finanziaria, e il solito richiamo al debito italiano troppo elevato, il Rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato dalla Banca d’Italia stronca abbastanza nettamente Bitcoin&Co.

Bankitalia dedica un riquadro del Rapporto alle “criptoattività”, definendone innanzitutto il peso. “La dimensione del mercato mondiale delle criptoattività è assai ridotta, ma negli ultimi anni è aumentata in misura notevole. Si stima che dall’inizio del 2017 il numero di tali attività sia più che triplicato, passando da circa 500 a oltre 1.600, e il loro controvalore più che raddoppiato, raggiungendo circa 310 miliardi di euro, un importo comunque inferiore allo 0,5 per cento della capitalizzazione delle borse a livello globale. Quasi la metà del controvalore complessivo delle criptoattività è costituita da Bitcoin. Anche in Italia hanno iniziato a operare diverse piattaforme online attraverso cui è possibile acquistare e vendere queste attività”, dice via Nazionale.

Il rapporto annota che i limiti tecnologici non rendono la moneta virtuale al momento una valida alternativa agli strumenti di pagamento diversi. E che l’estrema volatilità dei prezzi “non rende conveniente l’utilizzo di queste attività neanche come riserva di valore e unità di conto”. Di fatto, “il loro acquisto è pertanto motivato prevalentemente dalle aspettative di aumenti dei prezzi, un meccanismo tipico delle bolle speculative”. Inoltre, “a causa dell’anonimato che garantiscono ai loro detentori sono inoltre utilizzate anche per fini illegali, tra cui il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo”.

Nonostante si riconoscano le potenzialità tecnologiche della blockchain, sulle valute virtuali il giudizio è netto: “Le criptoattività comportano numerosi rischi, in primo luogo per gli investitori che possono incorrere in perdite rilevanti. Tali rischi potrebbero avere implicazioni per la stabilità del sistema finanziario qualora la dimensione del mercato delle criptoattività diventasse significativa o gli intermediari finanziari acquisissero esposizioni verso queste attività, che li esporrebbero anche a rischi reputazionali”.

Soffermandosi sul tema bancario, il rapporto scatta una fotografia un po’ più incoraggiante del solito del settore, descrivendo un quadro con meno crediti deteriorati, più patrimonio e utili ma con la redditività che ancora langue e alcuni piccoli istituti di credito per cui “persistono aree di vulnerabilità”.

Uno scenario migliore condiviso anche dal mercato che ha fatto salire i prezzi azionari, ridotto il costo del capitale di rischio e i premi sui Cds. “I rischi sistemici nel settore bancario italiano continuano a diminuire” spiega il rapporto.

Un settore che ha comunque davanti ancora una sfida importante, lo smaltimento dei crediti in sofferenza.
“Le banche italiane ‘significative'(vigilate dalla Bce) ridurranno, da qui al 2020, la loro esposizione in crediti deteriorati del 38 per cento” secondo i piani previsti, si legge. Entro l’anno anche le banche minori con più Npl “dovranno predisporre strategie e piani operativi”. Il rapporto nota come già nel secondo semestre del 2017 ci siano state “ingenti cessioni di prestiti in sofferenza 26,5 miliardi contro 5,7 nel primo semestre” e i flussi sono tornati ai livelli pre-crisi.

Sul fronte del debito, rileva Bankitalia, “In Italia l’impatto sul costo medio dei titoli di Stato di un eventuale rialzo dei tassi di interesse sarebbe attenuato dalla loro lunga vita residua”. Via nazinale avverte però: “L’alto livello del debito pubblico rende tuttavia l’economia italiana vulnerabile a forti tensioni sui mercati finanziari e a revisioni al ribasso delle prospettive di crescita”.

Repubblica.it

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