Addio ad Arrigo Petacco, giorrnalista e divulgatore storico

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Arrigo Petacco

Tra i giornalisti con la passione per la storia e una grande capacità di divulgarla Arrigo Petacco, scomparso all’età di 88 anni, occupava un posto di notevole rilievo. Aveva lavorato a lungo per la Rai, aveva diretto il quotidiano «La Nazione» di Firenze, tra il 1986 e il 1987, e il mensile «Storia Illustrata», edito da Mondadori. Ma al grande pubblico era noto soprattutto per i libri, numerosissimi, in cui rievocava vicende del passato, con un gusto tutto particolare per i personaggi scomodi o comunque irregolari.

Petacco, che si è spento nella sua casa di Porto Venere (La Spezia), lascia due figlie, Carlotta, consulente editoriale e Monica, caporedattore del Tg2. Nato il 7 agosto 1929 a Castelnuovo Magra, nello Spezzino, aveva intrapreso la carriera giornalistica molto giovane, come cronista di nera, per il quotidiano socialista «Il Lavoro» di Genova, che all’epoca era diretto dal futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini. Poi era approdato alla Rai e alla fine degli anni Sessanta aveva inaugurato la sua opera di divulgazione con il libro L’anarchico che venne dall’America (Mondadori, 1969): una biografia di Gaetano Bresci, l’attentatore che aveva ucciso il re Umberto I a Monza nel 1900.

In seguito Petacco aveva riscoperto e fatto conoscere ai suoi numerosi lettori altre figure significative, come due avversari strenui della mafia: sono firmati da lui i libri Joe Petrosino (Mondadori, 1972), sul poliziotto italo-americano assassinato da Cosa nostra a Palermo nel 1909, e Il prefetto di ferro (Mondadori, 1975), su Cesare Mori, il coraggioso funzionario che prima aveva contrastato le violenze squadriste in Emilia e ciò nonostante poi era stato spedito da Mussolini in Sicilia a combattere duramente la criminalità organizzata. Dal secondo volume era stato tratto un film di successo diretto da Pasquale Squitieri. Interessante e innovativo anche il saggio di Petacco Il Cristo dell’Amiata (Mondadori, 1978) su David Lazzaretti, un mistico d’indirizzo pauperista che aveva raccolto intorno a sé numerosi seguaci tra la gente più umile della Toscana, scomunicato dalla Chiesa cattolica e poi ucciso nel 1878 dalle forze dell’ordine in circostanze poco chiare.

In seguito Petacco aveva battuto vie più consuete, concentrando il suo lavoro su personalità note, sempre alla ricerca dell’aneddoto o del dettaglio curioso nel ricostruirne la vita. Si era specializzato soprattutto sulle vicende della prima metà del Novecento, le guerre mondiali e il fascismo. Il suo libro più recente, realizzato assieme all’ex giornalista dell’«Unità» Marco Ferrari, s’intitola Caporetto (Mondadori, 2017) e si sofferma sulle sofferenze dei soldati nel momento più tragico vissuto dal nostro esercito durante la Grande guerra. Anche se scriveva spesso di statisti e monarchi, la penna di Petacco aveva sempre un’attenzione particolare per la gente comune.

Antonio Carioti, Corriere della Sera

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