Tanto digitale, niente democrazia

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Cambridge Analytica è una società di analisi di dati e profilazione degli utenti. E’ stata fondata da Robert Mercer, un manager di hedge fund (fondo speculativo) e da Steve Bannon, in seguito divenuto consigliere per la strategia del presidente degli USA, Donal Trump, poi silurato dallo stesso Trump.
La società ha lavorato per la campagna presidenziale di Donald Trump, e il Leave.EU, la campagna per il ritiro del Regno Unito dall’Unione europea e sostiene di utilizzare tecniche di potenziamento e segmentazione dei dati dei cittadini, fornendone un quadro psicologico.
Cambridge Analytica è accusata di aver utilizzato i profili di 50 milioni di utenti, prelevati da Facebook, impiegati a fini elettorali. Insomma, tanto digitale, niente democrazia. Un aspetto interessante della democrazia digitale, che nulla ha a che vedere con quanto sopra scritto, è il programma presentato da Davide Casaleggio, presidente di Casaleggio Associati, società specializzata nella definizione di strategie di Rete innovative per i propri clienti, nel corso di un’intervista al Washington Post.
Casaleggio dichiara che “Immaginiamo anche un percorso meritocratico di selezione, attraverso la Rousseau Open Academy, che ci assicura di mettere in campo candidati di altissima qualità”. Non possiamo che essere contenti dei candidati di altissima qualità, che innalzerebbero il livello della nostra classe politica, attraverso il “filtro di qualità” che, per le candidature, è già esercitato dal Capo politico (oggi Di Maio), sentito il Garante (Grillo), che esprime parere contrario e vincolante sulla base di condotte contrarie ai codici e ai dettami del movimento.
Attenzione, perché si parla di “condotte”, cioè comportamenti, atteggiamenti, abitudini, costumi e contegni; altro sono atti compiuti (es. reati commessi, ecc.), che determina a priori l’esclusione.
Un Capo, il Di Maio, decide da solo (uno non vale uno), nel chiuso di una stanza, chi sono gli ammessi e chi no, sulla base di “condotte”.Casaleggio ci scuserà, ma questo ricorda le elezioni che avvengono in certi Paesi dove le liste, o le persone, che si presentano alle elezioni sono “sanificate” da qualcuno che, nel “chiuso di una stanza”, decide chi ammettere e chi no e poi presentate al popolo.
Facciamo un esempio per tutti, l’Iran, dove candidati e liste sono esclusi sulla base di condotte contrarie ai codici e ai dettami della religione islamica. Una donna che non si copra la testa, in pubblico, può essere esclusa dalle liste elettorali (recentemente una ragazza, che si era scoperto il capo durante una manifestazione, è stata condannata a due anni di reclusione), oppure una lista che si rifà ai valori laici o cristiani, può essere esclusa dalla competizione elettorale. Chi decide è l’Ayatollah, attraverso un comitato di saggi, nel “chiuso di una stanza”.  Casaleggio converrà che questi sono motivi che nulla hanno a che fare con la democrazia, digitale o meno che sia, anzi sono un pericolo o, se vogliamo usare un’espressione più forte, sono la corruzione della democrazia. Stentiamo a credere che una democrazia basata sui click a posteriori sia tale.

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