Le sfide della sanità 4.0

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Big data, blockchain e intelligenza artificiale rappresentano il futuro della cura e della prevenzione, ma gli ostacoli da superare sono parecchi

 

Secondo il Global Health Index 2017 di Bloomberg, l’Italia ha la popolazione più in salute del mondo; davanti a Islanda, Svizzera, Singapore e Australia. Non è la prima volta che il nostro sistema sanitario ottiene riconoscimenti di questo tipo. Eppure, dietro a questi risultati si nasconde qualche rischio: “In Italia stiamo vivendo un’epoca d’oro frutto di investimenti fatti fino a dieci anni”, spiega nell’incontro organizzato da Pazienti.it – in occasione della Milano Digital WeekFabrizio Conicella, general manager del Bioindustry Park Silvano Fumero, a due passi da Ivrea. “Oggi, però, il mondo della sanità richiede investimenti in innovazione sempre più alti e tempi di sviluppo sempre più lunghi; mentre contemporaneamente ci viene chiesto di tagliare i costi”. Il primato dell’Italia, insomma, rischia di essere di breve durata, in un settore che sta cambiando a grande velocità sotto la spinta di innovazioni come l’intelligenza artificiale, i big data e la blockchain. “Il registro digitale e distribuito fornisce la garanzia che le informazioni inserite non saranno manomesse o smarrite, consentendo inoltre di portare i propri dati sempre con sé”, prosegue Conicella. “Adesso, invece, ogni volta che si cambia medico o ci si trasferisce bisogna ricominciare da zero”. Un aspetto, quello della conservazione e gestione delle informazioni sanitarie, che sarà sempre più importante: “Il modo in cui si effettuano le diagnosi sta cambiando a grande velocità, grazie alla raccolta dati in tempo reale e gli altri dispositivi indossabili”, continua il general manager. “In futuro, questo permetterà di avvertire il paziente non appena l’algoritmo che analizza le informazioni si accorgerà che qualcosa, per esempio nel nostro battito cardiaco, non è nella norma. Non solo: renderà possibile comunicare le informazioni personali in qualunque momento e ovunque ci si trovi nel mondo”. Tutto ciò, però, significa che al paziente sarà richiesto un ruolo chiave: “Il sistema sanitario, che oggi interviene di fatto solo quando uno è malato, si occuperà sempre di più anche di chi è sano. Questo sviluppo richiede un cambio di cultura da parte delle persone, che dovranno decidere se utilizzare questi dispositivi e se occuparsi della propria prevenzione”. Un esempio delle difficoltà a cui si può andare incontro viene dalla startup 23andMe, in grado di fornire previsioni personalizzate sul rischio di sviluppare determinate malattie grazie al sequenziamento del DNA. Una prospettiva potenzialmente rivoluzionaria che si è scontrata con le reazioni dei pazienti, che – come spiega Conicella – “spesso non sono in grado di gestire informazioni così delicate e vanno in panico”. Un altro ostacolo riguarda la privacy: come si comporteranno le compagnie assicurative o i datori di lavoro quando sarà possibile conoscere in qualunque momento le esatte condizioni di salute delle persone? E quali sono i confini che non si devono superare? Un tema che riguarda anche il modo in cui ci curiamo: “Oggi non prendiamo le medicine come dovremmo”, conclude Fabrizio Conicella. “A volte ce ne dimentichiamo, altre volte le assumiamo in modo sbagliato o a orari sempre diversi. Anche in questo caso, però, si stanno sviluppando nuovi dispositivi in grado di monitorare che i farmaci vengano assunti nel modo corretto”.
È il caso, per esempio, del “farmaco digitale” sviluppato dalla compagnia californiana Proteus, dotato di un sensore in grado di avvisare i dottori e i familiari se il paziente non sta seguendo la cura prescritta. “Queste tecnologie sono già realtà; ma richiedono grossi investimenti e pongono nuovi problemi in termini di privacy e diritti dei pazienti”. Due sfide che la sanità 4.0 deve superare per diventare realtà.

di Andrea Daniele Signorelli, La Stampa

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