Trump caccia anche McMaster. Ma la Casa Bianca smentisce

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Secondo il Washington Post e il Wall Street Journal il presidente avrebbe deciso di licenziare il capo della Sicurezza nazionale, H.R. McMaster. I rapporti tra i due si sono logorati da tempo. A rischio anche altri uomini

Acque sempre molto agitate alla Casa Bianca. Il Washington Post e il Wall Street Journal scrivono che Trump ha deciso di mandare via il consigliere per la Sicurezza nazionale H.R.
McMaster e sta valutando il possibile successore. Vengono citate cinque fonti che sarebbero a conoscenza dei piani di Trump. La portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, ha smentito le indiscrezioni di stampa. “Ho parlato con il presidente degli Stati Uniti e con il generale e, contrariamente a quanto riportato, mantengono una buona relazione. Non ci saranno cambiamenti al Consiglio di Sicurezza Nazionale“. In realtà le voci sull’allontanamento di McMaster girano da tempo, e dopo il benservito a Rex Tillerson non è da escludere che il “repulisti” vada avanti. Nel suo articolo, ripreso da diversi media, il Washington Post si dice sicuro, aggiungendo che Trump avrebbe in programma la sostituzione di molti altri collaboratori. Il presidente di recente ha definito “molto false” le notizie sui prossimi cambiamenti nel governo, anche se ha ribadito che qualcosa sarà rivisto. Resta da capire solo quando e chi sarà coinvolto dalla “scure”.
Secondo il Washington Post se il presidente non ha ancora mandato via McMaster è solo perché non vuole umiliare il generale a tre stelle, chiamato a sostituire Michael Flynn, che l’anno scorso rimase travolto dal Russiagate.
Insieme al capo del Pentagono James Mattis (ex generale dei marines) e al segretario di Stato Rex Tillerson, il generale McMaster era uno degli uomini che aveva dato equilibrio e forza all’amministrazione Trump, sotto la supervisione di John Kelly, capo del gabinetto. Nel giro di un anno, però, sono emerse tutte le differenze di carattere e il presidente ha deciso di liberarsi dall’imbrigliamento cui era stato sottoposto. L’eterna guerra tra i falchi e le colombe va avanti. Ed altre pedine chiave nella squadra del presidente rischiano di saltare, a partire dal procuratore generale ( l’equivalente del nostro ministro della Giustizia) Jeff Sessions, reo di non averlo difeso sul Russiagate.

Orlando Sacchelli,il Giornale

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