Consegne anche sotto la neve: i riders accusano Deliveroo, Foodora e Glovo

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I fattorini denunciano: alcune aziende hanno promesso un bonus per incentivare le consegne sotto al maltempo. Nonostante in alcune città le condizioni fossero proibitive

 C’è chi rischia di farsi male per consegnare una pizza. Negli ultimi giorni ghiaccio e neve hanno ricoperto le strade delle principali città italiane. Il Comune di Bologna, dal 28 febbraio al 2 marzo, ha vietato la circolazione dei motorini e ha assolutamente sconsigliato l’uso della bicicletta. Le aziende che effettuano le consegne del cibo a domicilio, come Deliveroo, Foodora e Glovo, però, non hanno interrotto il servizio: the business must go on. JustEat, invece, ha sospeso le consegne “per assicurare l’incolumità dei rider che operano per i (suoi) partner di logistica”. L’assessore al Lavoro del capoluogo emiliano-romagnolo, Marco Lombardo, durante l’ondata di maltempo ha scritto sul suo profilo Facebook: “Per evitare che aumentino i rischi per i lavoratori che usano la bicicletta, specialmente per le consegne a domicilio, si raccomanda ai cittadini di non utilizzare l’uso dei sistemi di delivery food”. La riders union Bologna, però, aveva chiesto all’ amministrazione di vietare l’uso della bicicletta per le consegne. In concomitanza con l’arrivo di Burian molti corrieri, comunque, hanno deciso di non rischiare e in pochi hanno effettuato i turni di consegna a Milano e Bologna. I fattorini, però, hanno anche denunciato il comportamento di alcune aziende, ad esempio Glovo e Foodora, che hanno promesso un bonus (15-20 euro sul turno) per incentivare la presenza dei lavoratori e assicurarsi una flotta minima nonostante il maltempo.Deliveroo, invece, ha suggerito ai suoi lavoratori un’autovalutazione sulle condizioni di sicurezza effettive, ricordando che nel caso qualcuno fosse stato intenzionato a togliersi dai turni, lo avrebbe potuto fare “senza ripercussioni” di ranking che dipende dalla disponibilità e dai tempi di consegna del singolo rider. Foodora e Glovo non hanno risposto alla nostra richiesta di chiarimenti, Deliveroo, invece ha scritto in una nota: “In nessun momento i rider sono obbligati a lavorare in un determinato orario. Deliveroo sospende il servizio quando le condizioni meteo diventano troppo difficoltose, e sempre in presenza di un allarme rosso diffuso dalla Protezione Civile. Nei momenti con condizioni meteo avverse proviamo a tenere aperto il servizio per garantire loro la scelta di continuare a lavorare o meno. Inoltre inviamo sempre comunicazioni per ricordare ai rider che non c’è alcun tipo di obbligo se scelgono per qualsiasi ragione di non lavorare”. L’allerta rossa si ha in caso di grave pericolo per la sicurezza delle persone con possibili perdite di vite umane, danni e distruzione di edifici e infrastrutture. I fattorini, che già da anni si sono organizzati in sindacati sociali, al grido di “Una pizza non vale il rischio”, anche in questa occasione hanno ribadito le loro richieste alle grandi aziende. Sulla pagina Facebook di Deliveroo Strike Raiders si legge “chiediamo la copertura assicurativa totale sugli infortuni, il riconoscimento della subordinazione, malattia e ferie pagate, l‘abolizione del cottimo e una paga oraria dignitosa, un monte ore minimo garantito per tutti, una strumentazione professionale adeguata e a norma di legge, il rimborso spese per la manutenzione dei mezzi di lavoro”. Attualmente, i riders che lavorano per le aziende del delivery food hanno contratti cococo o di collaborazione autonoma occasionale, possono scegliere per una paga oraria e/o a cottimo, hanno un’assicurazione per danni a terzi, ma sono senza indennità in caso di maltempo e senza diritto a ferie e malattia. “Cadute e infortuni – spiega un fattorino di di Delivery Strike Riders e Deliverance Milano – si verificano ogni settimana. Per tutelarci davvero devono riconoscere che siamo lavoratori subordinati a tutti gli effetti, con tutti i diritti che ne conseguono: ferie, malattia, indennità”. Inoltre, recentemente le aziende di food delivery hanno introdotto un’assicurazione privata per infortuni. “La nostra vita – dice il fattorino di Bologna – vale 25.000 euro. Se muoio tanto verrà dato alla mia famiglia, il costo di un’automobile. Penso una vita valga di più. Inoltre, sono pochi i fattorini che decidono di dire all’azienda che si sono fatti male per non perdere punti nel ranking. Io sono caduto due volte da quando ho iniziato a lavorare per loro. Mi sono leccato le ferite e sono risalito in sella. Ci sono cose che hai proprio paura di dire, al di là degli infortuni. Se io rompo una birra, per me è meglio ricomprarla che dirlo all’azienda, perché verrei penalizzato”. Il rischio del cottimo. I facchini possono scegliere tra una paga oraria e il cottimo. Ma il fattorino milanese ci spiega: “Se vieni pagato a consegna, è ovvio che correrai di più e prenderai più rischi per racimolare più soldi. Serve una paga oraria dignitosa e un monte ore garantito”.

LaRepubblica

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