La delibera di Fico per il superamento dei vitalizi agli ex deputati: un risparmio di 40 milioni

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Ecco nel dettaglio il ricalcolo degli assegni spettanti ai parlamentari. La sforbiciata dovrebbe riguardare oltre 1200 compensi
Presso l’Ufficio di Presidenza di Montecitorio il presidente della Camera Roberto Fico ha presentato la delibera per il superamento dei vitalizi. La nuova sforbiciata dovrebbe riguardare oltre 1200 assegni che ricevono gli ex deputati nonostante le polemiche e le minacce di ricorsi e class action da parte dei diretti interessati.
Il via libera potrebbe però attendere ancora qualche giorno: dopo l’illustrazione della proposta verrà infatti fissata la data per gli emendamenti.
La delibera Fico consentirebbe alla Camera un risparmio di circa 40 milioni di euro.

Il «vitalizio minimo» sarà di 980 euro al mese, e andrà a chi ha fatto una sola legislatura. Il minimo per chi subirà una decurtazione superiore al 50% del vitalizio sarà di 1.470 euro.

I vitalizi erogati ad ex deputati dalla Camera sono in tutto 1.405; di questi, 1.338 saranno ricalcolati e dunque abbassati, mentre gli altri 67 non verranno ritoccati: in base alla delibera, quelli percepiti da ex deputati che hanno sulle spalle almeno 4 legislature si fermeranno al valore del 31 ottobre prossimo, alla vigilia dell’applicazione della delibera ove venga approvata.
La proposta del presidente della Camera Roberto Fico prevede la rideterminazione secondo i principi del metodo di calcolo contributivo degli assegni vitalizi, delle quote di assegno vitalizio dei trattamenti previdenziali pro rata e dei trattamenti di reversibilità maturati sulla base della normativa vigente alla data del 31 dicembre 2011.

La rideterminazione, ha spiegato il presidente della Camera, è effettuata moltiplicando il montante contributivo individuale per il coefficiente di trasformazione relativo all’età anagrafica del deputato alla data della decorrenza dell’assegno vitalizio o del trattamento previdenziale pro rata.

La base imponibile contributiva è determinata sulla base dell’ammontare dell’indennità parlamentare lorda definito dalla normativa vigente nel periodo di riferimento. La quota di contribuzione a carico del deputato è pari all’aliquota percentuale della base imponibile prevista dalla normativa di riferimento, ivi ricomprendendo l’aliquota della eventuale contribuzione ai fini del completamento volontario del quinquennio della legislatura e l’aliquota della eventuale contribuzione aggiuntiva ai fini del conseguimento del diritto al trattamento di reversibilità.

La quota di contribuzione a carico della Camera dei deputati è pari al prodotto tra l’aliquota percentuale a carico del deputato e il valore di 2,75. Il montante contributivo individuale, rivalutato sulla base dell’andamento del PIL in conformità a quanto previsto nell’ordinamento generale, viene trasformato in prestazione pensionistica applicando i coefficienti di trasformazione, determinati ad hoc dall’INPS nel documento citato e allegati alla bozza di deliberazione, relativi all’età anagrafica dei deputati alla data della decorrenza dell’assegno vitalizio o del trattamento previdenziale pro rata.

Per quanto riguarda i trattamenti di reversibilità, le quote previste dalla normativa vigente ai fini della liquidazione dei trattamenti di reversibilità sono rapportate al trattamento previdenziale spettante all’avente causa, come rideterminato ai sensi della deliberazione.

Quanto ai limiti massimi e minimi del trattamento previdenziale così rideterminato, Fico ha spiegato che nella delibera si prevede che l’ammontare dei trattamenti previdenziali rideterminati non può comunque superare l’importo degli assegni vitalizi in vigore alla data dell’inizio del mandato parlamentare di ciascun deputato.

Inoltre, l’ammontare dei nuovi vitalizi non può comunque essere inferiore all’importo del trattamento previdenziale maturato da un deputato che abbia svolto il mandato parlamentare nella sola XVII legislatura e che abbia maturato il diritto al compimento del sessantacinquesimo anno di età, corrispondente a 980 euro netti mensili. Nel caso in cui la rideterminazione del trattamento secondo la proposta di deliberazione sia superiore al 50% di quello in godimento, il limite minimo è aumentato a 1.470 euro.

La Stampa