Donald e il cellulare a rischio. Miliardi per la sua sicurezza

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Il presidente che si rifiuta di far sostituire il suo telefono dispone di 12 auto blindate identiche

New York Due iPhone, entrambi senza i sofisticati sistemi di sicurezza necessari a proteggere il presidente degli Stati Uniti, con buona pace degli 007 a stelle e strisce.
Donald Trump ha abituato gli Usa al suo anticonformismo, ma questa volta rischia di rendersi vulnerabile agli hacker. Secondo due alti funzionari dell’amministrazione citati da Politico, il tycoon è restio a seguire i protocolli di sicurezza necessari per la protezione dei suoi dati e continua ad usare due cellulari. Un iPhone per le chiamate, che non ha le caratteristiche per schermare le sue comunicazioni, e non è stato sottoposto a controlli da cinque mesi. L’altro, invece, ha solo l’app di Twitter e alcuni siti di notizie: anche in questo caso i suoi assistenti lo hanno invitato a sostituire il dispositivo ogni mese, ma Trump ha giudicato la precauzione «troppo scomoda».

L’ex presidente Barack Obama, invece, era solito consegnare i suoi telefoni alla Casa Bianca ogni 30 giorni per farli controllare dagli addetti alle telecomunicazioni. Inoltre, a differenza del Blackberry del predecessore, lo smartphone che Trump utilizza per le chiamate ha fotocamera e microfono, che potrebbero aumentare il rischio di infiltrazioni da parte dei pirati informatici. Anche se un funzionario della West King ritiene che «grazie al progresso della tecnologia questi dispositivi sono comunque più sicuri di qualsiasi dispositivo dell’era Obama». Il Commander in Chief ha l’autorità di ignorare i consigli, ma «farlo potrebbe comportare rischi significativi per il Paese», afferma Nate Jones, ex direttore dell’antiterrorismo al Consiglio di sicurezza nazionale all’epoca di Obama e fondatore della società di consulenza Culper Partners.

Il protocollo sui telefoni dell’inquilino della Casa Bianca è soltanto una delle rigide misure di sicurezza seguite per proteggere il presidente americano. Sul fronte dei trasporti, ad esempio, il presidente ha un parco auto di 12 limousine identiche che utilizza a rotazione, chiamate tutte The Beast, la «Bestia». Da due a quattro Cadillac corazzate seguono il presidente e il corteo può essere composto da fino a 45 auto, tra cui una vettura esca. La Bestia assicura internamente un’area protetta in caso di attacco chimico e ha una linea sicura con il vice presidente e il Pentagono. Nella flotta presidenziale ci sono anche due aerei Boeing 747 – gli Air Force One – 35 elicotteri e due autobus blindati (Ground Force One). Incaricato della protezione del presidente e della famiglia è il Secret Service. Alcuni agenti in abiti civili seguono i due figli più piccoli del presidente, Barron e Tiffany, anche in classe, a scuola e all’università. Il tutto con costi enormi per i contribuenti: a questo proposito non sono mancate le polemiche, in particolare per i frequenti viaggi dei Trump nel resort di Mar-a-Lago, in Florida, ognuno dei quali costa circa 3,6 milioni di dollari. Oltre all’allestimento dei Secret Service per proteggere il presidente nel club, che rimane aperto ai soci, infatti, arrivano anche le unità della Guardia Costiera.

A New York, invece, la protezione della Trump Tower costa mezzo milione di dollari al giorno quando The Donald è in città, oltre al blocco delle strade limitrofe alla centralissima Fifth Avenue. Nell’agosto scorso la sua visita di 4 giorni è costata complessivamente circa 4 milioni di dollari. Molto più contenuto il costo per la security quando Trump è nel suo resort di Bedminster, in New Jersey: il sindaco l’anno scorso l’ha stimato in 300mila dollari per tutta l’estate, contando sette viaggi da 72 ore ciascuno.

Valeria Robecco, Il Giornale.it