Vittorio Colao lascia la guida di Vodafone. Al suo posto Read

Vittorio Colao
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Il manager italiano abbandona l’incarico dopo dieci anni nelle mani del chief financial officer. Cambio della guardia a ottobre

Vittorio ColaoDopo 10 anni alla guida del secondo operatore di tlc al mondo, l’italiano Vittorio Colao è pronto a lasciare la carica di “capo esecutivo” di Vodafone. L’agenzia d’informazione Reuters, che riporta un comunicato aziendale, scrive anche che gli succederà Nick Read, attuale chief financial officer della compagnia. Il cambio della guardia, dal primo ottobre.
Molte le operazioni qualificate che portano la firma di Colao. Sotto la sua guida, Vodafone ha intanto abbandonato l’allenza con l’emericana Verizon. Ha fuso le sue attività con l’indiana Idea Cellular. Proprio nei giorni scorsi l’azienda ha acquistato le attività televisive e i cavi in fibra ottica di Liberty Global in Germania, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania.

Colao lascia in ordine i conti di Vodafone. L’ultima trimestrale registra guadagni dalle attività proprie (core) in aumento dell’11,8% a 14,7 miliardi di euro, meglio delle previsioni degli analisti che fissavano il risultato a14,6 miliardi.

Vodafone è arrivata a quota 536 milioni di clienti di telefonia mobile in più di 25 Paesi, con buone performance anche in Italia.
In gioventù, Colao ha frequentato la Scuola Alpini ed è stato anche tenente dei Carabinieri. Ma una laurea all’Università Bocconi e un master ad Harvard (Statio Uniti) lo spingono alla carriera manageriale.

Dopo dieci anni in McKinsey (dal 1986), Colao incontra il mondo della telefonia. Ad Omnitel, dove diventa direttore generale e (dal 1999) addirittura amministratore delegato.

Il manager approda alla galassia Vodafone come responsabile per il Sud Europa, il Medio Oriente e l’Africa (dal 2001). Quindi trascorre 25 mesi alla Rizzoli, prima di tornare in Vodafone come amministratore delegato per l’area europea (dal 2006) e dell’intero gruppo (dal 2008). Oggi conserva la carica di direttore non esecutivo di Unilever.

Aldo Fontanarosa, Repubblica.it