Altro che poveri e ignoranti: ecco chi ha votato per Trump

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Donald Trump non è stato votato dai poveri d’America. Nella mente dei commentatori radical chic, durante i giorni successivi all’elezione del Tycoon alla Casa Bianca, quei giorni in cui i neoliberal sono sprofondati in una sorta di psicodramma collettivo, si è insediata una certezza assoluta: gli elettori di Trump sono rozzi, bianchi, poveri, non laureati e con il collo rosso per via del sole, i cosiddetti redneck, ma non è affatto vero.

A dirlo non siamo noi, ma una ricerca della giornalista Olga Khazan, che su The Atlantic ha evidenziato l’infondatezza di questo assunto politologico. Ne ha parlato anche Dagospia. Secondo gli studi della Kazhan, il principale vettore utile a comprendere i flussi elettorali delle presidenziali americane condurrebbe dritto ai cambiamenti demografici. I bianchi sono consapevoli che stanno per diventare minoranza. Un fattore che è stato “avvertito” e che ha contribuito a far sì che questo “gruppo dominante” si compattasse per evitare uno stravolgimento delle rendite acquisite nel tempo.

Non avrebbe influito il conto in banca, ma la percezione della perdita del proprio “status quo”. La Khazan va ancora più nello specifico quando fa riferimento allo studio di Diana C. Mutz, analista di flussi elettorali. La Mutz, in una ricerca pubblicata su una rivista scientifica, mostra come siano stati pochi gli elettori a cambiare il loro voto rispetto alle presidenziali precedenti. Quello che è mutato rispetto al confronto tra Barack Obama e Mitt Romney è relativo al compattarsi dei bianchi: un modo per evitare che le minoranze, sempre più numerose negli Stati Uniti, arrivino al potere prima del previsto.

La demografia americana sta cambiando. Non sono pochi gli stati in cui i latinos e/o i neri sono maggioritari rispetto ai bianchi. Gli Wasp, cioè il nucleo originario degli Stati Uniti, sembrano destinati a scomparire. Poi si sono aggiunti gli europei o meglio, le persone provenienti dall’Europa, ma non dalla Gran Bretagna. Neppure questa sommatoria, però, è più sufficiente a “tamponare” l’avanzata delle altre etnie. Marco Rubio, l’Obama repubblicano che avrebbe dovuto vincere a spasso prima le primarie interne al partito e poi le presidenziali, è stato respinto dalla base del Gop  anche in quanto originario dell’isola di Cuba. La scelta di dialogare con le minoranze durante la campagna elettorale, insomma, non ha affatto pagato.

Donald Trump, invece, si è fossilizzato sulla gestione dei fenomeni migratori, sulla revisione dei trattati internazionali e sulla chiusura del mercato interno. Tutte questioni che interessano a chi ha paura di vedere messa in discussione la propria condizione sociale. Una scelta vincente, che ha contribuito a consolidare le preferenze dei bianchi sull’ormai ex imprenditore di Manhattan.

La psicologia degli americani, quindi, sarebbe entrata in gioco in maniera determinante. Molto di più rispetto alla contrapposizione tra popolo ed élite nella quale si sono insediati i cosiddetti “movimenti populisti”. Questo studio, è la stessa Khazan a dichiararlo, non spiega in modo definitivo la vittoria di The Donald. Apre, questo sì, qualche nuovo interrogativo sul modo di ragionare degli statunitensi. Resta l’ipotesi per cui quello economico sarebbe un fattore secondario rispetto al dato prettamente etnografico. Tanti americani si sarebbero spaventati e Donald Trump sarebbe stata la risposta offerta dalle urne elettorali. La sensazione, però, è che questa ricerca non chiarisca alcuni aspetti. Come spiegare, ad esempio, il ripetersi della differenziazione di voto tra centri urbanizzati e periferie rurali? Un fenomeno che, partito dall’America, si è poi ripetuto in Francia, in Austria, in Gran Bretagna per la Brexit e così via.

Donald Trump è stato sì votato dai bianchi, ma soprattutto da quelli che avevano perso il posto di lavoro. Non tutti gli elettori del Tycoon saranno stati poveri, anzi, ma è abbastanza conclamato che i ceti meno abbienti abbiano guardato con favore a The Donald per risolvere la loro crisi lavorativa ed esistenziale. A ben vedere, quindi, le due analisi non sono in contraddizione tra loro: è certo che i bianchi hanno votato per Trump com’è vero che molti bianchi, durante gli anni della crisi economica, sono stati privati delle loro certezze economiche.

Francesco Boezi, Gli occhi della guerra (è un inserto del giornale.it)