Buone nuove per le imprese. Calano le chiusure e i fallimenti

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I dati Cerved certificano il trend positivo della ripresa del tessuto imprenditoriale italiano in tutta Italia, anche se aumentano le procedure di amministrazione controllata

I dati Istat sulla ripresa dell’economia ricevono un’ulteriore conferma, stavolta, dalle informazioni sullo stato di salute delle imprese nella Penisola. Secondo l’Osservatorio fallimenti di Cerved Group, la società di analisi dei dati di impresa e di rischio creditizio, per la prima volta in oltre dodici anni fallimenti e chiusure di aziende nostrane sono tornate ai livelli pre-crisi del 2005, calando da Nord a Sud.

Anche se secondo Marco Nespolo, amministratore delegato di Cerved, la fotografia scattata dall’Osservatorio è certamente positiva e lascia ben sperare”, gli analisti hanno comunque registrato difficoltà in alcuni settori – soprattutto i servizi – e per alcune tipologie di imprese concentrate al Centro-Sud, in particolare per le cooperative che sono però da anni la forma giuridica più tipica proprio del settore della logistica e dei servizi.

Il trend positivo è invece abbastanza omogeneo per tutto il comparto industriale sul territorio «settore ampiamente tornato sotto i livelli pre-crisi» – spiega il Rapporto Cerved -. «Nel 2017 sono infatti fallite 1.650 società manifatturiere, il 19% meno rispetto al 2016; il dato è al di sotto del periodo 2001-2006. Le procedure risultano in forte calo anche nelle costruzioni (-17%), pur se a livelli ancora lontani da quelli pre-crisi; nei servizi e negli altri settori sono fallite 7.973 imprese, in calo del -7,5% rispetto al 2016». Tra le spiegazioni del calo dei fallimenti oltre a una ridotta ma costante ripresa economica c’è anche l’intervento del Legislatore con l’adozione di riforme che hanno escluso dalle procedure fallimentari soggetti più deboli come le ditte individuali e le micro-imprese.

Lo dimostra l’analisi d’archivio dei registri dell’ente, secondo cui nel 2017 sono state 93 mila le imprese su tutto il territorio ad avviare procedure di default o di uscita volontaria dal mercato, il 5% in meno rispetto al 2016 (il picco massimo lo avevamo raggiunto invece nel 2013 con 109.000 procedure). I fallimenti, in particolare, sono scesi dell’11,3% in un anno così come i concordati preventivi (-29%).

Un dato in controtendenza è quello che invece riguarda le procedure di amministrazione controllata che sono purtroppo aumentate quasi della metà rispetto al 2016 (+46%). Queste procedure sono sì il sintomo di difficoltà ancora abbastanza comuni a tutto il tessuto produttivo ma nascono proprio per scongiurare fallimenti e chiusure. Nessuna sorpresa quindi che anche gli strumenti di gestione delle crisi imprenditoriali diversi dalla richiesta di shut down in Tribunale siano tornate a crescere (+16,7%). Spiega Cerved che in questo caso pesa l’impennata dei casi di liquidazioni coatta amministrativa (647, +46% rispetto al 2016) che riguardano soprattutto e ancora una volta cooperative attive nella logistica e nei servizi, con tendenze più negative nel Centro-Sud.

Barbara  D’Amico, La Stampa