Mafia, le rivelazioni di un pentito portano a cinque arresti a Palermo

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I fermi dopo le dichiarazioni un nuovo pentito: Sergio Macaluso, uno dei capi del mandamento di Resuttana

Un terremoto scuote Cosa Nostra palermitana. A provocarlo, sono state le rivelazioni di un nuovo pentito, Sergio Macaluso, uno dei capi del mandamento di Resuttana, che da qualche settimana ha deciso di collaborare con la giustizia.

I carabinieri del nucleo investigativo di Palermo, alle prime luci dell’alba, hanno fermato 5 persone, su ordine della Procura distrettuale antimafia di Palermo, ritenute a vario titolo responsabili di associazione mafiosa, estorsione consumata e tentata, incendio, tutti commessi con l’aggravante del metodo e finalità mafiosi. Tra questi anche Giuseppe Biondino, 40enne figlio di Salvatore, autista e uomo di fiducia di Totò Riina condannato all’ergastolo. L’operazione segue quella del dicembre 2017 denominata “Talea” condotta nei confronti degli affiliati ai mandamenti mafiosi di San Lorenzo (composto dall’omonima famiglia di San Lorenzo, Tommaso Natale, Partanna Mondello, Terrasini, Cinisi e Carini) e Resuttana (articolata sull’omonima famiglia di Resuttana e da quelle di Arenella e Acquasanta).

Dalle indagini risulta che Giuseppe Biondino aveva assunto la reggenza della famiglia mafiosa di Palermo San Lorenzo. Con lui sono stati arrestati Salvatore Ariolo e il tunisino Ahmed Glaoui, appartenenti rispettivamente alle famiglie mafiose di San Lorenzo e Partanna Mondello. È stato inoltre possibile ricostruire un’estorsione consumata e due tentate, nei confronti di imprenditori e commercianti della zona di riferimento, nelle quali è anche coinvolto Bartolomeo Mancuso.

Infine è stato individuato Francesco Lo Iacono, classe 1980, quale mandante di un grave incendio commesso la notte del 14 agosto 2015 nei confronti di un’attività commerciale di Partinico, per il quale il 5 dicembre 2017 erano già stati arrestati gli esecutori materiali nell’ambito della citata operazione «Talea». Francesco Lo Iacono è nipote del boss Maurizio, esponente di vertice del mandamento di Partinico, il cui omicidio, avvenuto il 4 ottobre 2005 a Partinico, era collegabile ai contrasti esistenti tra i Lo Iacono e i Vitale, a causa della vicinanza dei primi al boss, all’epoca latitante, Bernardo Provenzano.

La Stampa