Apple, c’è aria di rivoluzione negli store

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Angela Ahrendts

Dopo aver trasformato da maggio 2017 i corsi (a pagamento) per insegnare negli store tecniche e nuove app in attività gratuite sotto il brand a ombrello «Today at Apple», i negozi della Mela lanciano la rivoluzione 2018. Angela Ahrendts, vice president retail del brand, l’ha ribattezzato «Another exciting chapter», un nuovo entusiasmante capitolo augurando buon anno via Linkedin e riferendosi alle attività in-store pensate per tutta la famiglia, compresi nonni e bambini, che dall’anno in arrivo trasformeranno le 500 insegne della Mela nel mondo in spazi tagliati su misura alle richieste del cliente.
Sarà infatti l’utente grazie a feedback e opinioni ad avanzare proposte o chiedere cambiamenti. L’idea dei vertici è collezionare e processare tutte queste informazioni per rendere i negozi un appuntamento da non mancare nelle città, alla stregua di una mostra o di una presentazione con artisti e fotografi che realmente, secondo il programma, verranno invitati a tenere corsi gratuiti.
«Sin dall’inizio siamo stati consapevoli di due cose», ha detto Ahrendts, «i negozi forniscono un contributo essenziale alla salute delle comunità, ma la tecnologia ha il potere di costruire e contemporaneamente abbattere i rapporti umani. Intanto l’economia digitale sta creando un’esigenza acuta per individui, insegnanti e imprenditori di riqualificarsi. E nonostante la tecnologia offra sempre nuovi strumenti milioni di persone non hanno ancora avuto la possibilità di sviluppare il proprio talento creativo».
Di qui la rivoluzione: utilizzare i 500 negozi del brand che registrano circa 500 milioni di visitatori ogni anno e lo staff globale di 65 mila persone per rendere le soluzioni a portata di mano e incrementare i visitatori a prescindere da dove vengono venduti i prodotti Apple.
«Abbiamo deciso di reinventare ogni aspetto del nostro modello di business: l’esperienza in-store è diventata il software, l’infrastruttura fisica, l’hardware e il nostro personale è il tramite per portare tutto questo in vita», aggiunge Ahrendts. «Ci siamo anche chiesti come i nostri negozi, il prodotto più grande di Apple, possano fare di più per arricchire la vita di ogni giorno e questo è diventato il nostro sogno: trasformarli in punti di riferimento vitali in cui tutti possano connettersi, imparare e creare».
Per capire come Apple ha cambiato fisicamente la conformazione degli store basta guardare il mega polo di Chicago, che per conformazione e scalinata ricorda quello in apertura a Milano in piazza Liberty: luce dall’alto, tavoli per i prodotti e un’area a sé con moduli scomponibili per i posti a sedere dei workshop.
Ma le classi sono anche all’aperto. In generale ci sono gli «Atelier», simili a ore di ricevimento di un professore. I corsi «Creative Pro», con sessioni di 90 minuti su argomenti che vanno da arte e design a documenti e presentazioni; e ancora, i «Tour fotografici» o «artistici» nei propri quartieri, «L’ora dei ragazzi» incluse attività di coding con i robot Sphero, il Creare Musica con GarageBand e Fare Film Insieme con iMovie. Infine, le performance live con artisti e musicisti famosi che parlano del proprio processo creativo o condividono il proprio talento dal vivo. «A partire da gennaio», ha detto Ahrendts, «inizieremo a catturare i feedback dai clienti per rimodellare i corsi in futuro. Ci concentreremo sia sulla loro esperienza immediata che sulla percezione del valore a lungo termine. Crediamo che gli Apple Store possano essere la piattaforma più potente che abbiamo mai costruito, ma abbiamo bisogno di una nuova serie di misurazioni. Quanto sono efficaci gli impegni che stiamo prendendo nella nostra esperienza e con i nostri clienti e come realmente è il ‘‘ritorno umano’’ sull’investimento».

Francesca Sottilaro, ItaliaOggi

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